martedì 30 ottobre 2007

PUBBLICAZIONI RIFERIMENTI NORMATIVI

Perdonate ma in questo post potete pubblicare tutti i riferimenti o testi normativi integralmente, altrimenti si rischia di non comprendere o scorrere charamente l'altro post magari per comunicazioni più dirette.

Dario_71

49 commenti:

Anonimo ha detto...

Sangue Infetto

Un ambito nel quale si va sempre più intensificando la tutela di interessi giuridicamente rilevanti in materia sanitaria, è quello del c.d. sangue infetto.

Nel 1993, un gruppo di avvocati ha promosso per la prima volta nei confronti del Ministero della Salute un giudizio per il risarcimento dei danni subiti da emofilici che avevano contratto i virus dell'epatite B e C nonché dell'HIV perché si erano sottoposti a trasfusioni di sangue o avevano fatto uso di farmaci emoderivati, c.d. salvavita, infetti.

Soprattutto nel corso della metà degli anni ottanta si è, infatti, verificata, non solo in Italia (problemi analoghi si sono posti anche in Francia - per cui era addirittura caduto un governo - Germania, Giappone, ecc.) una massiccia diffusione dei virus sopra richiamati che hanno colpito le categorie più esposte, quali la comunità degli emofilici, dei talassemici e di coloro che avevano comunque necessitato di trasfusioni di sangue.

I controlli erano a quel tempo molto scarsi, effettuati esclusivamente a campione e, nonostante nei convegni medici da anni si segnalasse un forte allarme per la possibilità che attraverso le trasfusioni si veicolassero gravissime malattie e sul piano normativo internazionale fossero già state adottate varie raccomandazioni (in modo specifico del Consiglio d'Europa), molto scarsa era ancora la sensibilità mostrata dal Ministero della Salute sul tema.

Il giudizio promosso nei confronti del solo Ministero della Salute da parte inizialmente di un centinaio di emofilici, poi divenuti circa quattrocento a seguito di numerosi interventi (tale da poterlo configurare come una sorta di "class action" all'italiana), è terminato nel 1998 con una importante e coraggiosa sentenza (giudice estensore, dott. Oricchio) che, per la prima volta, ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Salute per aver omesso di esercitare la c.d. farmaco-vigilanza e, in particolare, per aver violato l'art. 1 della legge 13/3/1958 n. 296, istitutiva del Ministero della Salute, che attribuisce a tale organo il compito di provvedere alla salute pubblica anche emanando istruzioni obbligatorie per tutte le amministrazioni pubbliche che provvedono a servizi sanitari e, ancor più specificatamente, per aver violato la legge 14/7/1967 n. 512 c.d. "Piano sangue" che - in maniera molto articolata e precisa - attribuisce al Ministero funzioni di direzione tecnica e di vigilanza sull'organizzazione, il funzionamento e il coordinamento delle attività di raccolta, conservazione e distribuzione del sangue umano e di preparazione dei suoi derivati.

Nel corso degli anni successivi si sono susseguiti una serie di interventi legislativi che hanno rafforzato il ruolo di vigilanza e coordinamento attribuito al Ministero della Salute. E anche dopo il passaggio alle regioni di alcune competenze statali in materia sanitaria ai sensi dell'art. 117 Cost., la legge istitutiva del servizio sanitario nazionale del 1978 e quelle successive in materia, hanno comunque conservato al Ministero il ruolo primario nella organizzazione e coordinamento dei servizi in materia, in particolare, per quanto attiene le funzioni di produzione, sperimentazione, commercio dei prodotti farmaceutici e degli emoderivati.

Per cogliere in modo più compiuto le linee evolutive della giurisprudenza in materia, occorre dare conto dei diversi giudizi, tre per l'esattezza, che si sono susseguiti negli anni, per così dire intrecciandosi e sovrapponendosi fra loro attraverso le rispettive impugnazioni.

Dopo questa prima sentenza del 1998, infatti, nel 1999 lo stesso pool di avvocati ha promosso un secondo giudizio nei confronti del Ministero della Salute nell'interesse di altri 350 emofilici che parimenti avevano contratto le stesse patologie in seguito a trasfusioni di sangue o assunzione di emoderivati infetti.
Nelle more di questo secondo giudizio, il Ministero della Salute ha interposto appello avverso la sentenza del 1998 dinanzi alla Corte d'Appello di Roma, la quale con sent. n. 3242/00 del 23 ottobre 2000 ha confermato integralmente la sentenza del Tribunale di Roma del 1998 salvo, come vedremo meglio in seguito, escludere la responsabilità del Ministero nei confronti di coloro che avevano contratto i virus in parola prima di una certa data, posto che - secondo la Corte - prima di un certo periodo la scienza medica non conosceva i test atti ad individuare i singoli virus.

Nel 2001 con sent. n, 23097/01 il Tribunale di Roma si è pronunciato nel secondo giudizio ed ha ribadito la responsabilità del Ministero, già riconosciuta nella prima sentenza del 1998, disattendendo la ripartizione della responsabilità del Ministero in base alle pretese conoscenze della scienza medica così come individuate dalla Corte d'Appello di Roma nella sentenza n. 3242/00 sopra richiamata.

Nel 2005 la Cassazione, investita, nel frattempo, tanto dalle parti private che dalla P.A. relativamente alla sentenza di appello del primo giudizio, con sentenza n. 11609/05 del 31 maggio 2005 ha confermato la sentenza della Corte d'Appello di Roma n. 3242/00 (quella relativa al primo giudizio) anche nella parte in cui aveva, a seconda del periodo di contrazione dei virus, operato il discrimen della responsabilità del Ministero della Salute sulla base delle pretese conoscenze da parte della scienza medica delle varie patologie in parola.

Infine, con sentenza del 29 agosto 2005 n. 18523/05, il Tribunale di Roma, nel terzo giudizio promosso dal medesimo pool di avvocati nell'interesse di un altro gruppo di emofilici infettati, ha ribadito la responsabilità del Ministero discostandosi dall'orientamento pochi mesi prima espresso dalla Corte di Cassazione sulla conoscenza da parte della scienza medica e, dunque, condannato il Ministero a risarcire il danno a favore di tutti gli attori o interventori che avevano contratto i virus a far data dagli anni '72-'74.
Nelle more dei vari giudizi che hanno condotto alle sentenze citate, ha avuto inizio una trattativa tea i legali del collegio difensivo, che ha patrocinato le varie cause, ed il Ministero della Salute, allo scopo di ricercare una soluzione transattiva della vicenda.

Una trattativa articolatasi in più "passaggi", ma infine coronata da successo.
Infatti, già nel corso della XIII legislatura, era stato istituito, con decreto Ministeriale, un gruppo di lavoro paritetico che avrebbe dovuto studiare la fattibilità dell'accordo, e soprattutto gettare le basi per l'individuazione dei relativi criteri da adottare per il relativo perfezionamento.

I lavori sono poi proseguiti durante la successiva legislatura, nel corso della quale, grazie alla Commissione Cursi (dal nome del Sottosegretario alla salute incaricato di coordinare l'attività dell’apposito gruppo tecnico istituito con Decreto del Ministro della Salute in data 13 marzo 2002), sono stati individuati - sempre nella dialettica tra legali e Amministrazione - i soggetti aventi diritto al risarcimento (soggetti emofilici lesi da emoderivati infetti, ed eredi di soggetti deceduti a seguito delle patologie contratte attraverso (assunzione dei medesimi emodeivati), determinate le somme di spettanza degli interessati (a seconda, appunto, della qualità di persona danneggiata - ed in questo caso anche dell'età - o di erede di persona deceduta) ed infine stabilite le modalità di pagamento delle somme riconosciute, in via transattiva, a titolo di risarcimento.

Si è così arrivati all'approvazione, da parte del Parlamento, del D.L. 23 aprile 2003, n. 89, convertito con modificazioni dalla Legge 20 giugno 2003 n. 141, il cui articolo 3, appunto, disponeva l’autorizzazione, rivolta al Ministero della Salute, a stipulare singoli atti transattivi con i soggetti che avessero riportato patologìe a seguito dell’assunzione di sangue infetto o di emoderivati anch’essi contenenti virus patogeni.
In virtù della legge in parola, con un decreto ministeriale, sono state fissate le seguenti somme da attribuire (e poi effettivamente attribuite) ai soggetti con i quali sarebbe stato concluso l'accordo:

A) € 464,811,21 per le persone infettate, di età sino a 45 anni;
B) € 452.311,21 per le persone infettate di età oltre i 45 anni e sino a 60 anni;
C) € 439.811,21 per le persone infettate di età oltre i 65 anni;
D) € 600.000,00 per gli eredi di persone infettate decedute.

La conclusione delle transazioni certo non ha risolto il problema globale. Altri e più numerosi soggetti hanno iniziato, innanzi a vari Tribunali d’Italia, singoli giudizi risarcitori nei confronti del Ministero. D’altra parte, l’instaurazione della causa costituisce condizione obbligata per essere ammessi ad eventuali nuovi accordi transattivi, che la legge rende oggi possibili attraverso la citata legge n. 141/2003.


GIURISPRUDENZA

•C.App., 4 dicembre 2000, n. 3242

•Trib. Roma, 24 Gennaio 2001, n° 23097


DOTTRINA SULL’ARGOMENTO

•Salute: interessi giuridicamente rilevanti linee evolutive della giurisprudenza in materia di risarcimento del danno da "sangue infetto" di Anton Giulio Lana

•La responsabilità dello Stato tra certezze, mezze verità e reticenze nel primo responso della Cassazione di Mario Melillo

•Fatto notorio e rispetto del contraddittorio: decisione salomonica in tema di sangue infetto di Fabrizio Criscuolo

martedì, ottobre 30, 2007 6:35:00 PM

Anonimo ha detto...

A chi dei vaccinati può interessare, dal sito Condav, www. condav.it, l'unica che ha dato informazioni, ho trovato questo:

Martedì 16 ottobre u.s., presso il Ministero della salute, si è svolto l’incontro richiesto dal Sottosegretario Antonio Gaglione con le Associazioni di riferimento sui danni da vaccino, per illustrare la bozza del Decreto applicativo L.229/05. Presenti: il Direttore Generale del Ministero della salute Dott. Filippo Palumbo, il Responsabile Ufficio VIII Dott.ssa Giselda Scalera, il Dott. Salvatore Maiorino, le associazioni Condav, Corvelva, Cogedav, Amev, I Delfini, Vaccinare Informati, Alv e Anadma. Il dott. Filippo Palumbo ha dato lettura della bozza del Decreto applicativo L.229/05: Modalità di erogazione dell’art. 4

L’applicazione dell’art. 4 verrà effettuata, così come da sempre sostenuto dal Condav, e cioè:
* conteggio del periodo intercorso fra il manifestarsi del danno e l’ottenimento dell’indennizzo L. 229;
* riduzione dello stesso al 50%;
* erogazione fino ad un massimo di 10 annualità per intero.
Es: 30 anni di malattia al 50% = 15 anni = 10 annualità;
16 anni di malattia al 50% = 8; 8 al 50% = 4, ecc… (vds. tabella ministeriale in allegato)
* Gli importi, determinati ex lege 229/05, art. 4, sono erogati in cinque rate annuali, a decorrere dall'anno 2006.
* Le prime 3 rate (anni 2006, 07, 08), verranno erogate entro i primi cinque-sei mesi dell’anno 2008.
* L’importo sarà corrisposto in rate di importo crescente (spalmatura), calcolate in base all’ammontare residuo del finanziamento L. 229/05, ancora disponibile “in cassa” alla fine dell’erogazione dell’art. 1.
* In caso di dichiarazione di assistenza prevalente e continuativa da parte dei congiunti, l’assegno Una Tantum verrà corrisposto per la metà al soggetto danneggiato e per l'altra metà ai congiunti che prestano o abbiano prestato al danneggiato assistenza in maniera prevalente e continuativa.
* Se il danneggiato e' minore di età o incapace di intendere e di volere, l'assegno Una Tantum verrà corrisposto per intero ai congiunti conviventi, che prestano o abbiano prestato assistenza continuativa in maniera prevalente rispetto ad eventuali altri congiunti conviventi.
* In caso di dichiarazione negativa di assistenza da parte dei congiunti in maniera prevalente e continuativa, l'assegno Una Tantum verrà interamente corrisposto al soggetto danneggiato.
* Nel caso in cui gli aventi diritto decedano prima della fine del pagamento dell’intero importo, i ratei rimasti insoluti verranno erogati agli eredi.

E’ stata data rassicurazione che, nel più breve tempo possibile, il Decreto applicativo verrà visionato dai funzionari del Ministero della Salute e, quindi, sottoposto alla firma del Ministro Livia Turco; successivamente, sarà inviato alla Corte dei Conti per l’approvazione definitiva ed infine pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Sanatoria per i deceduti prima dell’entrata in vigore della legge 229/05.
Il dott. Filippo Palumbo, ha annunciato che sono stati recuperati i fondi per erogare, agli eredi dei danneggiati da vaccino deceduti prima dell’entrata in vigore della L.2289/05, l’intero importo in un’unica soluzione e non in 10 anni, così come in precedenza annunciato.

Inoltre, il dott. Palumbo, ha informato che, gli eredi dei danneggiati deceduti prima dell’entrata in vigore della legge - indipendentemente dalle domande presentate in precedenza ai sensi della L.229/05, per divenire titolari dell’ulteriore Equo indennizzo, dovranno presentare domanda entro il termine di 90 giorni, dall’entrata in vigore della sanatoria stessa.

Sanatoria per danneggiati riconosciuti ma non indennizzati per decorrenza termini.
L’avv. Stanca ha consegnato al dott. Palumbo un documento con il quale il precedente Governo si impegnava , nel corso della successiva legislatura, a riaprire i termini, per la presentazione della domanda d’indennizzo ai sensi della legge 210/92.
A tal proposito, il Presidente Condav, Nadia Gatti, ha chiesto la verbalizzazione della proposta presentata dal Condav di inserire negli emendamenti della Finanziaria 2007, una sanatoria che permetta a tutti coloro che hanno già ottenuto il riconoscimento del nesso causale fra danno e vaccinazione, di essere finalmente indennizzati ai sensi della L.210/92.
L’assenso da parte delle Associazioni presente è stato unanime, anche se non privo di qualche polemica.
Sappiamo non essere molto ma, per ora, è importante almeno far passare il principio. Comunque, è evidente che l’obiettivo finale è e sempre rimarrà, la riapertura incondizionata dei termini per la presentazione d’indennizzo, ai sensi della L. 210/92.
Nell’ipotesi di costituzione di un Tavolo Tecnico con i medici legali del Ministero della Salute, forse, potrebbe essere ampliato l’elenco delle patologie post-vaccinali occorse e, ad oggi, non ancora indennizzate.

Rivalutazione ISTAT L. 229/05
Il sig. Mariano Autiero, ha fatto presente, come la rivalutazione annuale dell’indennizzo L. 229/05, venga attualmente erogato in base al tasso di inflazione programmata e NON in base alla variazione degli indici ISTAT, così come previsto dalla stessa legge.
Il dott. Palumbo si è detto disponibile a proporre al Ministro una modesta modifica al Decreto applicativo, per risolvere questo spinoso problema.
A questo proposito, il Condav ha già inviato al dott. Palumbo una richiesta ufficiale perché, già dal prossimo 1 gennaio 2008, possa essere applicato il nuovo indice ISTAT, così come previsto dalla legge 229/05.

Anonimo ha detto...

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SEDE CONSULTIVA
Giovedì 8 novembre 2007. - Presidenza del presidente Mimmo LUCÀ. - Interviene il sottosegretario di Stato per la salute Serafino Zucchelli.

La seduta comincia alle 9.10.

DL 159/2007: Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale.
C. 3194.
(Parere alla V Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con osservazioni).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 6 novembre 2007.

Fiorella CECCACCI RUBINO (FI) osserva che l'articolo 33 intende dirimere le controversie in essere tra il Ministero della salute e gli emotrasfusi (emofilici, talassemici, trasfusi occasionali) le cui azioni giudiziarie, secondo un censimento effettuato dallo stesso Ministero ammontavano, alla data del 26 luglio 2007, a circa 1.500 casi. Con l'importo di 150 milioni di euro per il 2007, da corrispondere a ciascuno degli interessati per somme non inferiori a quelle stabilite con il decreto del Ministero della salute del 3 novembre 2003, verrebbero accontentati soltanto 375 soggetti attraverso il pagamento a ciascuno di essi della somma media di 400.000 euro, mentre nulla si dispone per gli altri 1.225 attualmente in causa.
Lamentata l'inadeguata copertura economica del provvedimento, riterrebbe più opportuno che si estendessero i benefici della legge n. 229 del 2005 anche a tutti gli emotrasfusi, così come richiesto da tutte le associazioni di danneggiati da emotrasfusioni e vaccinazioni. Rammenta che la legge n. 229 del 2005 ha aumentato ai soli danneggiati da vaccino sia l'assegno mensile che gli arretrati, condizionando l'erogazione del beneficio alla chiusura delle liti pendenti. Ciò ha comportato la giusta reazione degli emotrasfusi che pur avendo instaurato numerose




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azioni di risarcimento dei danni, sono stati esclusi dai benefici della medesima legge.
Estendendo i benefici della suddetta legge, secondo un calcolo delle associazioni dei danneggiati, si potrebbero erogare ben 5.496 indennizzi, procurando il doppio vantaggio, da un lato di accontentare oltre 5.000 famiglie, che dovranno rinunciare, come condizione, alla prosecuzione delle liti pendenti o ad intraprenderne di nuove, e, dall'altro, di liberare lo Stato e il Ministero della salute delle migliaia di contenziosi in essere.
Visto che l'importo per queste 5.496 famiglie corrisponderebbe a 27.288 euro, si potrebbe fissare il termine di quindici anni per il pagamento del risarcimento, in analogia con la durata della reversibilità del beneficio erogato previsto dalla legge n. 210 del 1992 e applicando i criteri stabiliti dal Ministro della salute nel suo decreto attuativo della legge n. 229 del 2005 emanato il 6 ottobre 2006, così erogando ad ognuno un totale di 409.320 euro, che corrisponde esattamente a quanto già pagato in un solo anno dal Ministero della salute ai 711 aventi diritto. In base a questi semplici calcoli, occorrerebbe rivedere i criteri di assegnazione oppure stanziare un importo decisamente più ampio.
Rammenta poi che alcuni giorni fa al Senato un emendamento alla finanziaria per il 2008, unanimemente presentato dai membri della Commissione igiene e sanità, che ricalca in parte le modifiche apportate a questo collegato, e che disponeva a favore dei soggetti danneggiati in ambito sanitario una spesa di 180 milioni annui per 10 anni (dal 2008 al 2017), non è stato accettato dal Governo. Gli stessi senatori ripresenteranno lo stesso emendamento in Aula, significando che su questa importante questione di giustizia sociale si è verificata una netta spaccatura fra il Governo e la sua stessa maggioranza.
La richiesta più importante avanzata al tavolo tecnico che il Ministero della salute ha istituito con le associazioni dei danneggiati da emotrasfusioni e vaccinazioni riguarda la riapertura dei termini per la presentazione delle domande di indennizzo ai sensi della legge n. 210 del 1992. A questo proposito rammenta di aver presentato, in data 7 febbraio 2007, una interrogazione a risposta scritta al ministro Turco, a cui a tutt'oggi non è ancora pervenuta risposta. Rileva altresì che il ministro Turco si rifiuta di riaprire i termini per i danneggiati da vaccinazione, asserendo di non conoscere il numero dei possibili aventi diritto, e pone come condizione per il riavvio dell'iter legislativo l'individuazione dei numero dei possibili beneficiari ai fini di una corretta quantificazione delle risorse finanziarie necessarie per garantire la copertura economica del provvedimento. In realtà, ai danneggiati da vaccinazione, viene negato l'indennizzo della legge n. 210 del 1992 per aver presentato la domanda amministrativa fuori dai termini triennali, in quanto il rigetto delle domande per decadenza è disposto con decreto ad personam dal sottosegretario alla salute; pertanto è impossibile che non si abbia contezza del numero delle domande. La realtà è che i provvedimenti di rigetto della domanda da parte delle ASL o delle regioni sono impugnabili con ricorsi gerarchici, ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 210 del 1992, e vengono definiti tutti con decreto del ministro della salute nella persona del sottosegretario all'uopo delegato, in questo caso il sottosegretario Antonio Gaglione. In proposito, rammenta che il presidente dell'associazione malati emotrasfusi e vaccinati (AMEV), l'Avv. Marcello Stanca, ha scritto direttamente al segretario generale della Presidenza della Repubblica, lamentando proprio la pretestuosità del rifiuto del Ministero e sollecitando un intervento legislativo urgente, così come richiesto nella sua interrogazione.
Alla luce di ciò, ritiene necessario che il ministro Turco venga a riferire in Commissione per spiegare come sia possibile chiedere un nuovo finanziamento al Ministero del tesoro per la copertura dei maggiori oneri della legge n. 229 del 2005 per pagare gli arretrati decennali a chi già




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percepisce il mensile, mentre nulla è stato chiesto per sanare le posizioni di chi è già in possesso del riconoscimento del nesso casuale della malattia.
Fa presente infine che il Ministero ha addirittura proposto la riapertura dei termini riservata ai soli deceduti che a causa di vaccinazione siano venuti a mancare prima dell'entrata in vigore della legge. Infatti, il comma 5 dell'articolo 33 estende temporalmente il beneficio dell'assegno una tantum agli eredi di coloro che siano deceduti prima dell'entrata in vigore della legge n. 229 del 2005, se già titolari del beneficio previsto dalla legge n. 210 del 1992 (ma se un cittadino leso da vaccino è deceduto prima di diventare titolare dell'indennizzo previsto dalla legge n. 210 del 1992 nulla spetta agli eredi).
Auspica infine che il Governo si attivi a favore di queste famiglie che continuano a subire questa ingiustizia sociale, per non aggiungere al danno subito la beffa.

Elisabetta RAMPI (PD-U) desidera ringraziare il relatore per la chiara e dettagliata esposizione delle norme di competenza della XII Commissione contenute nel disegno di legge in esame. Si tratta di importanti interventi di restituzioni fiscali, come sottolineato dal Ministro dell'economia, e di sostegno alla spesa per investimenti strettamente legati alla logica complessiva della manovra finanziaria. Per questi interventi vengono utilizzate le maggiori risorse accertate con l'assestamento di bilancio e viene mantenuta la promessa di restituzione di parte delle maggiori entrate in favore delle categorie sociali svantaggiate. Dunque, si tratta di una manovra caratterizzata da un forte impegno di sostegno ai ceti sociali più deboli con un rafforzamento del sistema di protezione sociale. Misure coerenti con le tre direttrici che hanno caratterizzato l'azione di governo già dal primo DPEF e dalle conseguenti manovre finanziarie: equità, risanamento, sviluppo. Le misure in esame consentono investimenti con risorse già preventivate, ma consentono anche di far fronte ad emergenze sociali, andando avanti nel percorso di risanamento finanziario. Contemporaneamente all'attenzione per la crescita del Paese viene posta altrettanta attenzione al sociale. Non si può ignorare, a questo proposito, l'importanza dell'articolo 44 che destina risorse nei confronti dei soggetti economicamente più disagiati (i cosiddetti incapienti). Si tratta di un segnale forte di questo Governo, al di là delle modifiche intervenute in Senato.
Fa presente che si sta lavorando per verificare ogni tipo di compatibilità e di copertura finanziaria nella piena consapevolezza che è aumentato esponenzialmente il divario tra gli strati sociali. Ritiene infatti che ogni atto che inverte la tendenza all'impoverimento è da sostenere quale segno di civiltà e molti sono i campi di intervento finora affrontati: dalle misure di contrasto alla precarietà del lavoro, al miglioramento dei trattamenti pensionistici più bassi; dalle misure a sostegno delle famiglie, alle politiche per i giovani e per le donne. Questa attenzione da sempre accompagna l'azione di Governo in quanto la solidarietà è un valore che ha bisogno di essere alimentato con azioni concrete in campo politico e, naturalmente, economico. La solidarietà è un dovere e il legislatore non può prescindere dal dare risposta concreta ai bisogni dei cittadini, a partire dai più svantaggiati. E a questo proposito assume grande rilevo il riavvio del piano case. La casa è un bene primario che sta alla base della piramide dei bisogni dell'individuo ed i cittadini individuano l'abitazione quale fonte di sicurezza, in testa alle classifiche dei bisogni con la salute e il lavoro. Finalmente viene attivato un piano case con stanziamenti di risorse per l'edilizia residenziale pubblica. L'articolo 21 attiva infatti un programma straordinario triennale di edilizia residenziale pubblica con uno stanziamento di 550 milioni per l'anno 2007. Viene posta molta attenzione al reddito privilegiando le persone ultrasessantacinquenni o con gravi patologie, nonché le giovani coppie.




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Con l'articolo 41 vengono stanziati 100 milioni di euro per valorizzare il patrimonio del demanio ed incentivare, come illustrato dal relatore, il mercato della locazione. Secondo le previsioni del Governo ogni anno potranno essere messi a disposizione almeno 8.000 alloggi con particolare riguardo all'edilizia abitativa a canone sostenibile nei comuni soggetti a fenomeni di disagio abitativo e alta tensione abitativa.
Si tratta di misure capaci di incidenza nella vita quotidiana delle persone alle quali, finalmente, si danno risposte, dopo anni di stallo. A proposito delle politiche per la casa ed in relazione alla non autosufficienza, desidera sottolineare l'importanza di poter accedere a sconti e agevolazioni per l'abitazione e per interventi strutturali.
Altre misure importanti, degne di nota, nel disegno di legge in discussione riguardano l'articolo 20, che integra di 150 milioni di euro per il 2007 l'autorizzazione di spesa relativa al 5 per mille da destinare al volontariato e alla ricerca. Si aumenta la dotazione del fondo includendo tra i soggetti ammessi al riparto delle relative quote le associazioni sportive dilettantistiche in possesso del riconoscimento ai fini sportivi. I cittadini hanno da subito accolto favorevolmente le possibilità di scegliere dove destinare la quota del 5 per mille dell'imposta sul reddito (IRE): una tassa che i contribuenti pagano volentieri condividendone le finalità e sentendola vicina ai propri bisogni, alla propria idealità, avendo la chiara percezione di dove va a finire, a cose serve e come viene usata.
Includere le associazioni sportive dilettantistiche è un bel segnale che la politica può dare alla gente, soprattutto nelle piccole realtà dove queste associazioni agiscono, con le stesse modalità del volontariato, per la promozione delle discipline sportive, fungendo da importanti centri di aggregazione. Ricorda che le piccole società sportive non ricevono finanziamenti, ma vivono sui tesseramenti che vengono pagati dalle famiglie.
Questo aiuta i giovani ad una crescita sana e armonica, prevenendo forme di esclusione sociale. Com'è noto lo sport unisce ed è uno straordinario vincolo per abbattere ogni tipo di barriera. Tuttavia, poiché nulla è previsto per il 2008, auspica che nella proposta di parere sia segnalata tale anomalia.
Sempre in tema di giovani, le disposizioni sull'agenzia nazionale per i giovani, di cui all'articolo 28, commi 4-bis, 4-ter, 4-quater, sviluppano e potenziano gli stanziamenti per favorire la cooperazione nell'ambito dell'UE e dispongono il pieno utilizzo delle risorse del programma comunitario «gioventù in azione».
Infine, vengono stanziati ulteriori 25 milioni per il piano straordinario per i servizi socio educativi e 25 milioni aggiuntivi per il fondo per le politiche sociali. Sono atti che parlano da soli, a dimostrazione di quanto il governo sia impegnato per le costruzioni di un nuovo concetto di cittadinanza sociale, che si evince da tutti i provvedimenti adottati. Perché un paese fermo e ingessato è senza prospettive. Allora bisogna guardare al futuro con fiducia, far crescere il paese, non lasciare indietro nessuno, investire sui giovani e sulle donne guardando all'Europa. E lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio educativi per la prima infanzia rappresenta una tappa importante anche per il conseguimento degli obiettivi di Lisbona, che mirano ad una copertura del territorio del 33 per cento da conseguire entro il 2010 ed al superamento degli equilibri tra le diverse aree geografiche del Paese.
In conclusione, ritiene che le misure contenute nel disegno di legge siano indirizzate nella giusta direzione di sviluppo ed equità sociale e meritino quindi di essere pienamente sostenute.

Emanuele SANNA (PD-U), riprendendo le considerazione svolte dall'onorevole Ceccacci, invita il relatore a rivedere il giudizio positivo formulato in relazione all'articolo 33, la cui ultima stesura, in




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seguito alle modifiche apportate dal Senato, risulta addirittura clamorosamente peggiore rispetto alla precedente. Ritiene altresì che ciò sia imputabile ad una altrettanto clamorosa disattenzione del Governo che non è stato conseguente rispetto agli impegni assunti in Commissione. Rammentato che la vicenda ha per oggetto malati del tutto comuni, affetti da patologie croniche, la cui condizione clinica è stata peggiorata, con conseguenze irreversibili, in seguito ad una trasfusione effettuata con sangue infetto, invita il Governo ad onorare un impegno preciso, recato da un ordine del giorno votato dall'Assemblea, autorizzando una spesa superiore ai 150 milioni di euro previsti nel provvedimento. Precisa infatti che è assolutamente necessario prevedere una spesa di 300 milioni di euro per ciascun anno per i soli malati talassemici, a cui va aggiunta quella destinata ai soggetti affetti dalle altre patologie.

Daniela DIOGUARDI (RC-SE) esprime apprezzamento per la proposta di parere formulata dal relatore, che presenta elementi di forte positività, in linea con gli indirizzi del Governo in tema di sviluppo ed equità sociale. Valuta altresì positivamente la misura di potere sostitutivo statale ipotizzata in materia sanitaria con la nomina di commissari ad acta per le regioni nelle quali si prefiguri il mancato rispetto degli adempimenti relativi ai piani di rientro. Tale misura, consentendo un risparmio ed una riorganizzazione della spesa sanitaria è in grado di evitare, ad esempio, il paventato rischio del taglio dei servizi di guardia medica in alcune regioni, essenziali per assicurare il presidio del territorio in ambiti privi di medico territoriale, come avviene in Sicilia, e di garantire livelli omogenei di prestazioni sanitarie sul territorio nazionale.
Nel concordare con quanto affermato dall'onorevole Sanna in merito al positivo ma insufficiente stanziamento previsto per i soggetti danneggiati da trasfusioni infette, auspica che il Governo riesca a mostrare maggiore attenzione e disponibilità nei confronti di questa categoria di cittadini.
Esprime poi apprezzamento sulle misure in tema di incremento del patrimonio immobiliare destinato alla locazione di edilizia abitativa contenute all'articolo 41 del provvedimento anche in riferimento al ritardo che il Paese ha accumulato nei confronti delle altre realtà europee, con appena il 25 per cento delle abitazioni in locazione contro il 39 per cento della media europea, e una percentuale del 20 per cento in locazione sociale contro il 43 per cento del resto dell'Europa.
Rammentate le croniche carenze in tema di politiche sociali, sottolinea positivamente la misura sull'ONAOSI e l'aumento della spesa per il finanziamento degli asili nido, auspicando che entro il 2010 almeno il 33 per cento dei bambini abbia la possibilità reale di frequentarne uno, al fine di contribuire a migliorare la condizione del «cittadino donna».
Ritiene quindi che il decreto-legge abbia imboccato la strada giusta di attenzione al disagio sociale e sia in grado di fornire una risposta giusta e all'altezza dei problemi.

Chiara MORONI (FI), limitando il campo del suo intervento agli articoli 5 e 5-bis del provvedimento, rileva criticamente come nei confronti del problema della spesa farmaceutica la risposta fornita dal Governo con il decreto-legge in esame sia stata di tipo sintomatico e non strutturale, attraverso la fissazione di un tetto pari al 14 per cento del finanziamento cui concorre ordinariamente lo Stato che non può essere superato a livello nazionale e in ogni singola regione, esprimendo altresì preoccupazione per l'abbassamento dal 3 al 2,4 per cento della misura percentuale del finanziamento cui concorre lo Stato per la spesa farmaceutica ospedaliera. Ritiene infatti necessario abolire il tetto alla spesa farmaceutica ospedaliera, in quanto parte integrante della spesa ospedaliera, e ritiene altrettanto necessario non far gravare l'intera manovra di ripiano sulla spesa farmaceutica, bensì su altri capitoli di bilancio. La conseguenza di questa politica infatti potrebbe rivelarsi controproducente qualora




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dovesse condurre alla scelta di ridurre la quantità di farmaci innovativi, chemioterapici o oncologici presenti negli ospedali; infatti, molti di essi, scaduti i brevetti e prodotti come generici da società indiane, pongono problemi di ordine qualitativo.
Pur condividendo l'obiettivo del contenimento delle spese - e dà atto al Governo di aver introdotto nel provvedimento aspetti che possono andare in questa direzione, anche se molto dipenderà dalle modalità applicative, visti i margini di discrezionalità - ritiene opportuno ottimizzare le risorse anche con riferimento alla politica relativa ai farmaci generici. Non condivide invece assolutamente l'idea che lo sforamento della spesa farmaceutica debba essere caricata interamente sulla filiera del farmaco, ma ritiene che essa debba essere spalmata sui soggetti che contribuiscono a generarla.
Ritenuto lecito operare una scelta strategica sulla opportunità di mantenere o meno una industria farmaceutica nazionale, sulla necessità di far crescere ciò che ne resta nel Paese, rammenta l'altissimo contenuto innovativo di gran parte della ricerca svolta nel settore farmaceutico, a suo avviso fondamentale, ed auspica l'adozione di provvedimenti di segno opposto, volti alla incentivazione della ricerca scientifica su farmaci innovativi e l'incremento delle misure esistenti, a suo avviso insufficienti.
Considerato infine tardiva l'introduzione del credito di imposta, strumento ormai superato in molti paesi europei, invita il Governo a predisporre misure relative agli oneri previdenziali, come avviene in Spagna. Ricorda altresì che altri governi europei, come quello francese, svolgono da tempo un'attività di agevolazione delle operazioni di accorpamento di grandi gruppi farmaceutici, con la creazione delle condizioni di politica industriale di sostengo di comparti e settori industriali.
Rilevato come il Governo abbia fatto prevalere un punto di vista ideologico nell'indicazione del cosiddetto budget aziendale annuale, e non sia intervenuto in merito alla questione delle difficoltà incontrate dalla aziende nella registrazione dei farmaci, che in Italia avviene attraverso l'AIFA, unico esempio al mondo di ente che fissa il prezzo dei farmaci e ne fornisce la valutazione tecnico-scientifica, ritiene che il sistema di rimborso delle spese farmaceutiche, cosiddetto pay back, sia assimilabile a sistemi dirigistici di tipo sovietico, che prescindono dalla individuazione certa dei soggetti deputati a decidere e dalla fissazione di criteri di valutazione.
Invita, in conclusione, il Governo a considerare gli ampi margini esistenti al fine di modificare il provvedimento garantendo l'equilibrio finanziario e il rispetto del mercato.

Marco CALGARO (PD-U), in merito all'articolo 30 del provvedimento che dispone il nuovo commissariamento della Fondazione Ordine Mauriziano, ritiene corretta la previsione ivi contenuta della presentazione di una relazione tecnica patrimoniale. Rammenta inoltre che recenti sentenze della Corte dei conti hanno stabilito il non coinvolgimento degli amministratori dell'Ordine nell'insorgenza del deficit, da attribuire invece alla Regione Piemonte e che, successivamente al primo commissariamento voluto dal precedente Governo, il deficit è passato da 280 milioni di euro a 500 milioni di euro. Ricordato infine che il Governo si è impegnato a comporre un tavolo con la Regione e l'Ordine Mauriziano per chiarire definitivamente le modalità del passaggio della proprietà dei beni immobili, ne sollecita la convocazione.

Domenico DI VIRGILIO (FI), con riferimento all'articolo 20 del provvedimento, rivendica all'attività del precedente Governo l'introduzione del meccanismo del riparto della quota del 5 per mille dell'IRPEF, che ha contribuito a finanziare il terzo settore e la ricerca scientifica in Italia.
Ritiene necessario che l'attuale Governo proceda finalmente alla distribuzione dei fondi del cinque per mille liberamente sottoscritti da oltre sedici milioni




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di cittadini, ad eliminare il previsto tetto, e a rendere disponibili i fondi nel più breve tempo possibile.
In relazione poi all'articolo 33 del provvedimento, contenente disposizioni a favore di soggetti danneggiati da trasfusioni infette, rileva che l'entità del finanziamento non è sufficiente a garantire il rispetto della omogeneità di trattamento nei confronti di tutti i soggetti interessati. Rammenta altresì che mentre una precedente finanziaria impegnava uno stanziamento pluriennale, l'emendamento di aumento dell'impegno di spesa che è stato presentato al Senato non è stato accettato dal Governo e dovrà essere ripresentato dal proprio gruppo alla Camera.
Invita dunque il Governo a non sottovalutare il problema e ad introdurre modifiche al provvedimento per adeguare il finanziamento previsto dall'articolo 33 per l'indennizzo dei soggetti danneggiati da trasfusioni infette, che tradisce le aspettative di migliaia di cittadini affetti da patologie del sangue.

Roberto ULIVI (AN) chiede che il Governo riveda l'impianto complessivo dell'articolo 33 del provvedimento, giudicandolo assolutamente insufficiente, anche alla luce degli impegni pluriennali presi da altri Governi, nel passato, che non possono essere semplicemente ignorati.
Per quanto riguarda poi l'articolo 5, rileva la neutralità dell'azione dei farmacisti e grossisti sul lato della spesa, non essendo essi responsabili delle prescrizioni, eseguendo le disposizioni di altri, in modo particolare dell'industria, che ha interesse a spingere la produzione e la vendita dei prodotti farmaceutici. Rivendica al contrario l'azione di contenimento della spesa svolta dalle farmacie attraverso appositi sconti sul prezzo delle specialità medicinali e la possibilità offerta di sostituzione dei farmaci con farmaci generici. Ritiene dunque che la decisione di far gravare la manovra di contenimento dei costi sui soggetti che non hanno avuto responsabilità nella loro origine sia il frutto di approssimazione e necessiti invero di una riflessione ponderata sui problemi del settore.
Esprime quindi una valutazione negativa sul provvedimento in esame.

Il sottosegretario Serafino ZUCCHELLI fa presente che, da un lato, la proposta di transazione per un miliardo e 800 milioni nei confronti della platea dei talassemici è stata respinta dal Ministero del tesoro per mancanza di copertura e, dall'altro, che vi è stato sconcerto per l'ampliamento della platea dei beneficiari visto che i trasfusi occasionali non hanno uguale titolo a percepire un indennizzo. Rammenta peraltro che il Ministero del tesoro stesso ha garantito che avrebbe affrontato nuovamente la questione trattandosi di un impegno del Parlamento che va onorato.
Per quanto riguarda i commissariamenti ad acta comunica che una prima diffida è stata inoltrata da alcuni giorni nei confronti della Regione Lazio. Ricorda poi che il Governo ha mantenuto l'impegno per un nuovo statuto dell'ONAOSI, che sarà approvato dal Consiglio di amministrazione tra alcuni giorni.
Per quanto attiene poi alla spesa farmaceutica, e a proposito di una mortificazione eccessiva che avrebbe subito l'industria farmaceutica tanto da minarne la permanenza nel Paese, rende noto che vi è stata una sostanziale accettazione delle proposte del Governo da parte del mondo dell'industria farmaceutica.
Rilevato quindi che nel provvedimento in esame non figurano disposizioni sull'educazione continua in medicina (ECM), in scadenza, preannuncia la presentazione di un emendamento del governo in materia, che auspica possa essere approvato da tutti.

Lionello COSENTINO (PD-U), relatore, alla luce del dibattito svoltosi, formula una proposta di parere favorevole con osservazioni (vedi allegato 1).

Mimmo LUCÀ, presidente, avverte che l'onorevole Di Virgilio ha presentato una proposta alternativa di parere (vedi allegato




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2), che verrà posta in votazione solo ove respinta la proposta di parere del relatore.

La Commissione approva la proposta di parere favorevole con osservazioni del relatore, risultando pertanto preclusa la votazione sulla proposta di parere alternativa.

La seduta termina alle 10.15.


INCONTRI CON DELEGAZIONI DI PARLAMENTI STRANIERI
Giovedì 8 novembre 2007.

Incontro con una delegazione della Commissione per la Sanità del Parlamento slovacco.

L'incontro informale si è svolto dalle 10.15 alle 11.10.

Dario_71 ha detto...

Per chi vuole scrivere a Senatori e Deputati eccovi l'elenco.

Poche righe ma incisive, esiste il danneggiato che ha contratto epatiti e HIV, e non la categoria.

Chiediamo in coro tutti l'approvazione alla Camera dell'emendamento 33.500, che realemnte estende a tutte le categorie il diritto alla Transazione.

Mettete nell'oggetto danneggiati da trasfusioni ed emoderivati.

A voi le belle cose :

adragna_b@posta.senato.it
alberticasellati_m@posta.senato.it
albonetti_m@posta.senato.it
Martinoalbonetti@tiscali.it
alfonzi_d@posta.senato.it
allegrini_l@posta.senato.it
allocca_s@posta.senato.it
amati_s@posta.senato.it
s.amati@dsonline.it
amato_p@posta.senato.it;
paolo@paoloamato.com
andreotti_g@posta.senato.it
angius_g@posta.senato.it
antonione_r@posta.senato.it
asciutti_f@posta.senato.it
augello_a@posta.senato.it
azzollini_a@posta.senato.it
baccini_m@posta.senato.it
baiodossi_e@posta.senato.it
balboni_a@posta.senato.it
baldassarri_m@posta.senato.it
mariobaldassarri@tesoro.it
baldini_m@posta.senato.it
banti_e@posta.senato.it
barba_v@posta.senato.it
barbato_t@posta.senato.it;t.
barbato@libero.it
barbieri_r@posta.senato.it
r.barbieri@dsonline.it
barbolini_g@posta.senato.it
barelli_p@posta.senato.it
bassoli_f@posta.senato.it
battaglia_a@posta.senato.it
battaglia_g@posta.senato.it
bellini_g@posta.senato.it
benvenuto_a@posta.senato.it
agb@fondazionebrunobuozzi.it
berselli_f@posta.senato.it
on.filippo.berselli@studioberselli.com
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COMMENTO ANONIMO SPOSTATO DALL'ALTRO POST

Dario_71 ha detto...

Giovedì 8 novembre 2007. - Presidenza del presidente Mimmo LUCÀ. - Interviene il sottosegretario di Stato per la salute Serafino Zucchelli.

La seduta comincia alle 9.10.

DL 159/2007: Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale.
C. 3194.
(Parere alla V Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con osservazioni).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 6 novembre 2007.

Fiorella CECCACCI RUBINO (FI) osserva che l'articolo 33 intende dirimere le controversie in essere tra il Ministero della salute e gli emotrasfusi

(emofilici, talassemici, trasfusi occasionali) le cui azioni giudiziarie, secondo un censimento effettuato dallo stesso Ministero ammontavano, alla data del

26 luglio 2007, a circa 1.500 casi. Con l'importo di 150 milioni di euro per il 2007, da corrispondere a ciascuno degli interessati per somme non inferiori a

quelle stabilite con il decreto del Ministero della salute del 3 novembre 2003, verrebbero accontentati soltanto 375 soggetti attraverso il pagamento a

ciascuno di essi della somma media di 400.000 euro, mentre nulla si dispone per gli altri 1.225 attualmente in causa.
Lamentata l'inadeguata copertura economica del provvedimento, riterrebbe più opportuno che si estendessero i benefici della legge n. 229 del 2005 anche a

tutti gli emotrasfusi, così come richiesto da tutte le associazioni di danneggiati da emotrasfusioni e vaccinazioni. Rammenta che la legge n. 229 del 2005 ha

aumentato ai soli danneggiati da vaccino sia l'assegno mensile che gli arretrati, condizionando l'erogazione del beneficio alla chiusura delle liti pendenti.

Ciò ha comportato la giusta reazione degli emotrasfusi che pur avendo instaurato numerose azioni di
risarcimento dei danni, sono stati esclusi dai benefici della medesima legge.
Estendendo i benefici della suddetta legge, secondo un calcolo delle associazioni dei danneggiati, si potrebbero erogare ben 5.496 indennizzi, procurando il

doppio vantaggio, da un lato di accontentare oltre 5.000 famiglie, che dovranno rinunciare, come condizione, alla prosecuzione delle liti pendenti o ad

intraprenderne di nuove, e, dall'altro, di liberare lo Stato e il Ministero della salute delle migliaia di contenziosi in essere.
Visto che l'importo per queste 5.496 famiglie corrisponderebbe a 27.288 euro, si potrebbe fissare il termine di quindici anni per il pagamento del

risarcimento, in analogia con la durata della reversibilità del beneficio erogato previsto dalla legge n. 210 del 1992 e applicando i criteri stabiliti dal

Ministro della salute nel suo decreto attuativo della legge n. 229 del 2005 emanato il 6 ottobre 2006, così erogando ad ognuno un totale di 409.320 euro, che

corrisponde esattamente a quanto già pagato in un solo anno dal Ministero della salute ai 711 aventi diritto. In base a questi semplici calcoli, occorrerebbe

rivedere i criteri di assegnazione oppure stanziare un importo decisamente più ampio.
Rammenta poi che alcuni giorni fa al Senato un emendamento alla finanziaria per il 2008, unanimemente presentato dai membri della Commissione igiene e

sanità, che ricalca in parte le modifiche apportate a questo collegato, e che disponeva a favore dei soggetti danneggiati in ambito sanitario una spesa di

180 milioni annui per 10 anni (dal 2008 al 2017), non è stato accettato dal Governo. Gli stessi senatori ripresenteranno lo stesso emendamento in Aula,

significando che su questa importante questione di giustizia sociale si è verificata una netta spaccatura fra il Governo e la sua stessa maggioranza.
La richiesta più importante avanzata al tavolo tecnico che il Ministero della salute ha istituito con le associazioni dei danneggiati da emotrasfusioni e

vaccinazioni riguarda la riapertura dei termini per la presentazione delle domande di indennizzo ai sensi della legge n. 210 del 1992. A questo proposito

rammenta di aver presentato, in data 7 febbraio 2007, una interrogazione a risposta scritta al ministro Turco, a cui a tutt'oggi non è ancora pervenuta

risposta. Rileva altresì che il ministro Turco si rifiuta di riaprire i termini per i danneggiati da vaccinazione, asserendo di non conoscere il numero dei

possibili aventi diritto, e pone come condizione per il riavvio dell'iter legislativo l'individuazione dei numero dei possibili beneficiari ai fini di una

corretta quantificazione delle risorse finanziarie necessarie per garantire la copertura economica del provvedimento. In realtà, ai danneggiati da

vaccinazione, viene negato l'indennizzo della legge n. 210 del 1992 per aver presentato la domanda amministrativa fuori dai termini triennali, in quanto il

rigetto delle domande per decadenza è disposto con decreto ad personam dal sottosegretario alla salute; pertanto è impossibile che non si abbia contezza del

numero delle domande. La realtà è che i provvedimenti di rigetto della domanda da parte delle ASL o delle regioni sono impugnabili con ricorsi gerarchici, ai

sensi dell'articolo 5 della legge n. 210 del 1992, e vengono definiti tutti con decreto del ministro della salute nella persona del sottosegretario all'uopo

delegato, in questo caso il sottosegretario Antonio Gaglione. In proposito, rammenta che il presidente dell'associazione malati emotrasfusi e vaccinati

(AMEV), l'Avv. Marcello Stanca, ha scritto direttamente al segretario generale della Presidenza della Repubblica, lamentando proprio la pretestuosità del

rifiuto del Ministero e sollecitando un intervento legislativo urgente, così come richiesto nella sua interrogazione.
Alla luce di ciò, ritiene necessario che il ministro Turco venga a riferire in Commissione per spiegare come sia possibile chiedere un nuovo finanziamento al

Ministero del tesoro per la copertura dei maggiori oneri della legge n. 229 del 2005 per pagare gli arretrati decennali a chi già percepisce il mensile,

mentre nulla è stato chiesto per sanare le posizioni di chi è già in possesso del riconoscimento del nesso casuale della malattia.
Fa presente infine che il Ministero ha addirittura proposto la riapertura dei termini riservata ai soli deceduti che a causa di vaccinazione siano venuti a

mancare prima dell'entrata in vigore della legge. Infatti, il comma 5 dell'articolo 33 estende temporalmente il beneficio dell'assegno una tantum agli eredi

di coloro che siano deceduti prima dell'entrata in vigore della legge n. 229 del 2005, se già titolari del beneficio previsto dalla legge n. 210 del 1992 (ma

se un cittadino leso da vaccino è deceduto prima di diventare titolare dell'indennizzo previsto dalla legge n. 210 del 1992 nulla spetta agli eredi).
Auspica infine che il Governo si attivi a favore di queste famiglie che continuano a subire questa ingiustizia sociale, per non aggiungere al danno subito la

beffa.

Emanuele SANNA (PD-U), riprendendo le considerazione svolte dall'onorevole Ceccacci, invita il relatore a rivedere il giudizio positivo formulato in

relazione all'articolo 33, la cui ultima stesura, in seguito alle modifiche apportate dal Senato, risulta addirittura clamorosamente peggiore rispetto alla

precedente. Ritiene altresì che ciò sia imputabile ad una altrettanto clamorosa disattenzione del Governo che non è stato conseguente rispetto agli impegni

assunti in Commissione. Rammentato che la vicenda ha per oggetto malati del tutto comuni, affetti da patologie croniche, la cui condizione clinica è stata

peggiorata, con conseguenze irreversibili, in seguito ad una trasfusione effettuata con sangue infetto, invita il Governo ad onorare un impegno preciso,

recato da un ordine del giorno votato dall'Assemblea, autorizzando una spesa superiore ai 150 milioni di euro previsti nel provvedimento. Precisa infatti che

è assolutamente necessario prevedere una spesa di 300 milioni di euro per ciascun anno per i soli malati talassemici, a cui va aggiunta quella destinata ai

soggetti affetti dalle altre patologie.

Daniela DIOGUARDI (RC-SE)
Nel concordare con quanto affermato dall'onorevole Sanna in merito al positivo ma insufficiente stanziamento previsto per i soggetti danneggiati da

trasfusioni infette, auspica che il Governo riesca a mostrare maggiore attenzione e disponibilità nei confronti di questa categoria di cittadini.

Domenico DI VIRGILIO (FI),
In relazione poi all'articolo 33 del provvedimento, contenente disposizioni a favore di soggetti danneggiati da trasfusioni infette, rileva che l'entità del

finanziamento non è sufficiente a garantire il rispetto della omogeneità di trattamento nei confronti di tutti i soggetti interessati. Rammenta altresì che

mentre una precedente finanziaria impegnava uno stanziamento pluriennale, l'emendamento di aumento dell'impegno di spesa che è stato presentato al Senato non

è stato accettato dal Governo e dovrà essere ripresentato dal proprio gruppo alla Camera.
Invita dunque il Governo a non sottovalutare il problema e ad introdurre modifiche al provvedimento per adeguare il finanziamento previsto dall'articolo 33

per l'indennizzo dei soggetti danneggiati da trasfusioni infette, che tradisce le aspettative di migliaia di cittadini affetti da patologie del sangue.

Roberto ULIVI (AN) chiede che il Governo riveda l'impianto complessivo dell'articolo 33 del provvedimento, giudicandolo assolutamente insufficiente, anche

alla luce degli impegni pluriennali presi da altri Governi, nel passato, che non possono essere semplicemente ignorati

Il sottosegretario Serafino ZUCCHELLI fa presente che, da un lato, la proposta di transazione per un miliardo e 800 milioni nei confronti della platea dei

talassemici è stata respinta dal Ministero del tesoro per mancanza di copertura e, dall'altro, che vi è stato sconcerto per l'ampliamento della platea dei

beneficiari visto che i trasfusi occasionali non hanno uguale titolo a percepire un indennizzo. Rammenta peraltro che il Ministero del tesoro stesso ha

garantito che avrebbe affrontato nuovamente la questione trattandosi di un impegno del Parlamento che va onorato.


PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La XII Commissione,
esaminato, per le parti competenza, il disegno di legge C. 3194 Governo, approvato dal Senato, recante conversione in legge del DL 159/2007: Interventi

urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale;

considerata l'importanza delle norme stabilite dall'articolo 33 a favore di soggetti danneggiati in ambito sanitario da trasfusioni di sangue infetto, da

somministrazione di emoderivati infetti o da vaccinazioni obbligatorie, con il quale si avvia finalmente a soluzione l'annoso problema dei risarcimenti dei

danni subiti dalle categorie dei soggetti ricordati;



PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:

all'articolo 33, valuti la Commissione di merito l'adeguatezza della copertura finanziaria delle norme ivi contenute, considerata la necessità di onorare

l'impegno al risarcimento dei danni subiti dai cittadini interessati, così come definito al tavolo tecnico costituito presso il Ministero della salute.





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ALLEGATO 2

DL 159/2007: Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale (C. 3194 Governo, approvato dal Senato).


PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE

La XII Commissione,
esaminato per le parti di competenza il disegno di legge C. 3194: DL 159/2007: Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e

l'equità sociale;
premesso che:


appare inadeguato e insufficiente il finanziamento previsto dall'articolo 33 per l'indennizzo da corrispondere ai soggetti danneggiati da trasfusioni

infette, che tradisce le aspettative di migliaia di talassemici emotrasfusi e danneggiati da vaccinazioni, tanto più che il Ministero della salute si era

impegnato a risarcire, attraverso un programma pluriennale, somme nettamente superiori, accettate dalle suddette categorie,
esprime


PARERE CONTRARIO.

«Di Virgilio».


COMMENTO SPOSTATO

Dario_71 ha detto...

Volevo solo intervenire x quanto riguarda la prescrizione...il mio avvocato mi ha detto che gli anni dovrebbero essere 10 dal roconoscimento della CMO....il condizionale "dovrebbero" lo dico io non l'avvocato, che pertanto ne è convinto.....io mi auguro per tutti e x me che gli anni siano 10 altrimenti saremmo fuori da eventuali transazioni avendo aperto la causa nel gennaio 2004 dopo il riconoscimento della CMO nel 1995....quanto sotto segue....nella parte più staccata riporto una sentenza in favore dei 10 anni....


GIUGNO 2001, TRIBUNALE CIVILE DI ROMA:
LO STATO E’ RESPONSABILE E DEVE RISARCIRE CHI SIA STATO CONTAGIATO DAL
SANGUE INFETTO

Il Ministero della Sanità è responsabile per non aver vigilato correttamente sulla distribuzione e
preparazione del sangue e degli emoderivati, e pertanto deve risarcire il danno a chi, a causa di tale
omissione di controllo, abbia contratto il virus dell’HIV, o l’epatite B o C.
Così ha deciso il Tribunale di Roma, Sezione II Civile, con sentenza depositata in data 4-15 giugno 2001,
pronunciandosi riguardo alla causa intentata da 351 persone: alcune infettate dal virus dell’HIV o
dall’epatite in seguito a trasfusioni o all’assunzione di emoderivati, altre eredi di persone infettate, che nel
frattempo sono venute a mancare proprio a causa della malattia.
La sentenza di cui parliamo, come tutte le sentenze, ha effetto solamente per le persone che erano parti nel
processo, ma costituisce un precedente, e lascia ben sperare per quanti si trovino in una situazione simile a
quella delle 351 persone che hanno visto riconosciuto il loro diritto al risarcimento, e che vogliano
intraprendere la via giudiziale al fine di ottenere anch’essi un risarcimento per il danno subito.
Ricordiamo che il risarcimento in questione è cosa diversa dall’indennizzo, già previsto dalla legge 210 del
’92 e successive modificazioni, e pertanto, chi già benefici dell’indennizzo può agire per chiedere anche il
risarcimento del danno subito. “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto,
obbliga chiunque ha commesso il fatto a risarcire il danno”; così recita l’art.2043 del codice civile, ed il
principio vale naturalmente anche quando è lo stato a causare il “danno ingiusto”. Ed il Tribunale di Roma
ha riscontrato la responsabilità del Ministero della Sanità proprio in applicazione dell’articolo citato: il
Ministero è stato ritenuto responsabile delle infezioni (il danno ingiusto) per avere con colpa (cioè con
imprudenza, negligenza o imperizia ) omesso di effettuare i dovuti controlli, e pertanto è tenuto a risarcire i
danneggiati (gli infettati o i loro eredi).
Non si tratta della prima sentenza di questo tipo, in quanto già un’altra volta lo stesso Tribunale di Roma
aveva emesso una pronuncia di condanna nei confronti del Ministero della Sanità, ed a favore degli infettati
(sentenza n. 21060 del 27.11.’98, emanata dal Tribunale Civile di Roma, Sez. I). Il Ministero ha fatto
ricorso alla Corte d’Appello, che ha ridotto l’entità del risarcimento riconosciuto dal Tribunale agli
infettati, ed in questo momento è in corso il processo presso la Corte di Cassazione, che costituisce il terzo
ed ultimo possibile grado del giudizio.
Nella nuova sentenza di Roma non viene precisata l’entità del risarcimento, che dovrà essere stabilita con
un processo separato; vista la gravità dei danni risarcibili è presumibile che la somma pro capite sarà
misurabile in centinaia di milioni. I giudici romani affrontano invece direttamente l’importante questione
dell’epoca del contagio, andando oltre quanto deciso nelle precedenti sentenze sullo stesso argomento: la
responsabilità del Ministero esiste anche per i contagi avvenuti prima degli anni in cui sono stati approntati
2
i test per i singoli virus. Dunque il risarcimento è dovuto anche per chi abbia contratto il virus dell’epatite B
prima del 1978, il virus dell’HIV prima del 1985, o il virus dell’epatite C prima del 1989.





Un altro importante passaggio della nuova sentenza, che va a confermare e rafforzare quanto già stabilito
nella precedente sentenza della Corte d’Appello, è quello riguardante la prescrizione del diritto al
risarcimento, cioè del termine entro il quale è possibile chiedere il risarcimento. Viene riconosciuto che tale
termine è di 10 anni, e decorre dal momento in cui “la persona abbia avuto reale e concreta consapevolezza
dell’esistenza e gravità del danno”, e cioè, più precisamente, dalla data della certificazione effettuata ai fini
del riconoscimento dell’indennizzo previsto dalla legge 210/92, o da certificazioni analoghe, che
stabiliscano in modo certo l’esistenza della malattia ed il nesso causale con la trasfusione o l’assunzione di
emoderivati; per il calcolo del termine non è dunque rilevante il momento dell’avvenuto contagio. Il diritto
di chiedere il risarcimento si prescrive dunque in 10 anni, e non in 5, come sostenuto dai legali del
ministero; la ragione dell’applicazione del termine più lungo, affermano i giudici di Roma, sta nella
considerazione che le omissioni del Ministero della Sanità, che hanno causato le infezioni, hanno rilevanza
penale, e va dunque applicato il termine di prescrizione per i danni provocati da reato (per la precisione, i
reati contestabili al ministero sarebbero omicidio colposo, epidemia colposa e lesioni colpose plurime).

A chi agisce per chiedere il risarcimento, deriva un’altra conseguenza positiva dal fatto che il
comportamento del ministero che ha causato la diffusione delle malattie virali venga ritenuto di rilevanza
penale: oltre al danno biologico, ed al danno patrimoniale, è dovuto anche il cosiddetto danno morale.
Senza addentrarci troppo in questioni giuridiche, possiamo dire che per ogni singola voce di danno il
giudice stabilisce una somma di denaro come risarcimento; il danno biologico è quello provocato
all’integrità fisica e alla vita di relazione; il danno patrimoniale è quello economico, comprensivo sia delle
spese sostenute sia dei guadagni persi; il danno morale è quello che consiste nelle sofferenze patite, e viene
riconosciuto, in aggiunta alle altre due voci di danno, solamente quando il comportamento che ha causato il
danno è configurabile come reato.
PROSPETTO DEGLI ELEMENTI RILEVANTI DELLA SENTENZA
?? Responsabilità del Ministero della Sanità Il Ministero della Sanità è ritenuto responsabile della
diffusione dei virus dell’HIV ed epatite B e C, per non aver vigilato correttamente sulla distribuzione e
preparazione del sangue e degli emoderivati.
?? Epoca del contagio. Il ministero è responsabile anche per i contagi avvenuti prima degli anni in cui
sono stati approntati i test per i singoli virus. Dunque il risarcimento è dovuto anche a chi abbia
contratto il virus dell’epatite B prima del 1978, il virus dell’HIV prima del 1985, o il virus dell’epatite
C prima del 1989.
3
?? Prescrizione Il termine di prescrizione per richiedere il risarcimento è di 10 anni, e decorre dal
momento in cui “la persona abbia avuto reale e concreta consapevolezza dell’esistenza e gravità del
danno”, e cioè, più precisamente, dalla data della certificazione effettuata ai fini del riconoscimento
dell’indennizzo previsto dalla legge 210/92, o da certificazioni analoghe, che stabiliscano in modo
certo l’esistenza della malattia ed il nesso causale con la trasfusione o l’assunzione di emoderivati.
?? Danno morale. Alle persone contagiate dal sangue infetto è dovuto anche il risarcimento per il danno
morale, oltre a quello per il danno biologico e per il danno patrimoniale.

ciao Alby

martedì, ottobre 30, 2007 8:19:00 PM

COMMENTO SPOSTATO

Dario_71 ha detto...

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Consiglio Superiore della Magistratura

Ufficio dei Referenti Distrettuali per la Formazione Decentrata - Corte di Appello di Roma

Roma, 13 ottobre 2005

SALUTE: INTERESSI GIURIDICAMENTE RILEVANTI
LINEE EVOLUTIVE DELLA GIURISPRUDENZA
IN MATERIA DI RISARCIMENTO DEL DANNO DA "SANGUE INFETTO"
di Anton Giulio Lana


1. I tre giudizi collettivi promossi dagli emofilici nei confronti del Ministero della Salute.

Un altro ambito nel quale si è realizzata di recente la tutela di interessi giuridicamente rilevanti in materia sanitaria è quello del c.d. sangue infetto.

Nel 1993, un gruppo di avvocati ha promosso per la prima volta nei confronti del Ministero della Salute un giudizio per il risarcimento dei danni subiti da emofilici che avevano contratto i virus dell'epatite B e C nonché dell'HIV perché si erano sottoposti a trasfusioni di sangue o avevano fatto uso di farmaci emoderivati, c.d. salvavita, infetti.

Soprattutto nel corso della metà degli anni ottanta si è, infatti, verificata, non solo in Italia (problemi analoghi si sono posti anche in Francia - per cui era addirittura caduto un governo - Germania, Giappone, ecc.) una massiccia diffusione dei virus sopra richiamati che hanno colpito le categorie più esposte, quali la comunità degli emofilici, dei talassemici e di coloro che avevano comunque necessitato di trasfusioni di sangue.

I controlli erano a quel tempo molto scarsi, effettuati esclusivamente a campione e, nonostante nei convegni medici da anni si segnalasse un forte allarme per la possibilità che attraverso le trasfusioni si veicolassero gravissime malattie e sul piano normativo internazionale fossero già state adottate varie raccomandazioni (in modo specifico del Consiglio d'Europa), molto scarsa era ancora la sensibilità mostrata dal Ministero della Salute sul tema.

Il giudizio promosso nei confronti del solo Ministero della Salute da parte inizialmente di un centinaio di emofilici, poi divenuti circa quattrocento a seguito di numerosi interventi (tale da poterlo configurare come una sorta di "class action" all'italiana), è terminato nel 1998 con una importante e coraggiosa sentenza (dell'allora pres. De Fiore, estensore Oricchio) che, per la prima volta, ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Salute per aver omesso di esercitare la c.d. farmaco-vigilanza e, in particolare, per aver violato l'art. 1 della legge 13/3/1958 n. 296, istitutiva del Ministero della Salute, che attribuisce a tale organo il compito di provvedere alla salute pubblica anche emanando istruzioni obbligatorie per tutte le amministrazioni pubbliche che provvedono a servizi sanitari e, ancor più specificatamente, per aver violato la legge 14/7/1967 n. 512 c.d. "Piano sangue" che - in maniera molto articolata e precisa - attribuisce al Ministero funzioni di direzione tecnica e di vigilanza sull'organizzazione, il funzionamento e il coordinamento delle attività di raccolta, conservazione e distribuzione del sangue umano e di preparazione dei suoi derivati.

Nel corso degli anni successivi si sono susseguiti una serie di interventi legislativi che hanno rafforzato il ruolo di vigilanza e coordinamento attribuito al Ministero della Salute. E anche dopo il passaggio alle regioni di alcune competenze statali in materia sanitaria ai sensi dell'art. 117 Cost., la legge istitutiva del servizio sanitario nazionale del 1978 e quelle successive in materia, hanno comunque conservato al Ministero il ruolo primario nella organizzazione e coordinamento dei servizi in materia, in particolare, per quanto attiene le funzioni di produzione, sperimentazione, commercio dei prodotti farmaceutici e degli emoderivati.

Per cogliere in modo più compiuto le linee evolutive della giurisprudenza in materia, occorre dare conto dei diversi giudizi, tre per l'esattezza, che si sono susseguiti negli anni, per così dire intrecciandosi e sovrapponendosi fra loro attraverso le rispettive impugnazioni.

Dopo questa prima sentenza del 1998, infatti, nel 1999 lo stesso pool di avvocati ha promosso un secondo giudizio nei confronti del Ministero della Salute nell'interesse di altri 350 emofilici che parimenti avevano contratto le stesse patologie in seguito a trasfusioni di sangue o assunzione di emoderivati infetti.

Nelle more di questo secondo giudizio, il Ministero della Salute ha interposto appello avverso la sentenza del 1998 dinanzi alla Corte d'Appello di Roma, la quale con sent. n. 3242/00 del 23 ottobre 2000 ha confermato integralmente la sentenza del Tribunale di Roma del 1998 salvo, come vedremo meglio in seguito, escludere la responsabilità del Ministero nei confronti di coloro che avevano contratto i virus in parola prima di una certa data, posto che - secondo la Corte - prima di un certo periodo la scienza medica non conosceva i test atti ad individuare i singoli virus.

Nel 2001 con sent. n, 23097/01 il Tribunale di Roma si è pronunciato nel secondo giudizio ed ha ribadito la responsabilità del Ministero, già riconosciuta nella prima sentenza del 1998, disattendendo la ripartizione della responsabilità del Ministero in base alle pretese conoscenze della scienza medica così come individuate dalla Corte d'Appello di Roma nella sentenza n. 3242/00 sopra richiamata.

Nel 2005 la Cassazione, investita, nel frattempo, tanto dalle parti private che dalla P.A. relativamente alla sentenza di appello del primo giudizio, con sentenza n. 11609/05 del 31 maggio 2005 ha confermato la sentenza della Corte d'Appello di Roma n. 3242/00 (quella relativa al primo giudizio) anche nella parte in cui aveva, a seconda del periodo di contrazione dei virus, operato il discrimen della responsabilità del Ministero della Salute sulla base delle pretese conoscenze da parte della scienza medica delle varie patologie in parola.

Infine, recentissimamente, con sentenza del 29 agosto 2005 n. 18523/05, il Tribunale di Roma, nel terzo giudizio promosso dal medesimo pool di avvocati nell'interesse di un altro gruppo di emofilici infettati, ha ribadito la responsabilità del Ministero discostandosi dall'orientamento pochi mesi prima espresso dalla Corte di Cassazione sulla conoscenza da parte della scienza medica e, dunque, condannato il Ministero a risarcire il danno a favore di tutti gli attori o interventori che avevano contratto i virus a far data dagli anni '72-'74.

2. Gli aspetti giuridici più rilevanti trattati nelle varie decisioni.

I profili giuridici più significativi affrontati in queste prime importanti sentenze sono:

a) la legittimazione passiva del Ministero della Salute;

b) la prescrizione del diritto al risarcimento dei danni;

c) il cumulo del risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. con l'indennizzo previsto ai sensi della legge 210/92 e successive modificazioni;

d) poi, per quanto attiene ai profili di responsabilità, la prevedibilità del danno in ragione della conoscenza scientifica acquisita all'epoca dei fatti in parola;

e) il nesso di causalità fra le patologie lamentate e la somministrazione di sangue e suoi derivati;

f) infine, la sussistenza del diritto al risarcimento dei danni morali, attenendo le lesioni lamentate ad interessi della persona tutelati a livello costituzionale.

Il tempo assegnatomi per il mio intervento non mi consente di trattare diffusamente tutte queste tematiche, mi limiterò, dunque, ad evidenziare gli aspetti problematici sui quali il dibattito giurisprudenziale è ancora particolarmente vivo. Mi riferisco, innanzi tutto, al problema della concorrenza fra risarcimento del danno ed indennizzo ex legge 210/92 nonché a quello delle conoscenze medico-scientifiche in ordine ai testi atti ad individuare le patologie in parola.

Non intendo con questo sostenere che per le altre questioni sopra enunciate l'orientamento giurisprudenziali sia ormai costante e, dunque, che per esse non vi siano più divergenze di decisioni fra i vari tribunali. Basti pensare ai delicati problemi posti dalla prescrizione del diritto al risarcimento del danno: questione che ha trovato (aggiungo purtroppo) contrastanti soluzioni in vari tribunali italiani.

Si veda in proposito quanto deciso dal Tribunale di Genova con sent. dell'8 novembre 2002 n. 4115 (inedita) e recentemente ribadito dalla Corte d'Appello del capoluogo ligure, con sent. 23 agosto 2005 n. 780 (anch'essa inedita), ove, andando di diverso avviso rispetto all'orientamento consolidadosi nelle giurisdizioni di merito romane e, mi pare, anche non tenendo conto dell'insegnamento della Corte di Cassazione, ha ritenuto che il termine prescrizionale del diritto al risarcimento del danno decorra dalla data di presentazione della domanda volta ad ottenere l'indennizzo di cui alla legge 210/92 e non già dal successivo momento del responso della Commissione Medico Ospedaliera cui è devoluto, ai sensi della legge in parola, il compito di individuare la sussistenza o meno del nesso causale fra l'assunzione di emoderivati e l'insorgere delle patologie de quibus.

Intendo, però, sostenere che, specie dopo l'importante e recente sentenza della Corte di Cassazione n. 11609/05, le due questioni più rilevanti che sembrano rimaste sul tappeto sono, appunto, quella relativa al cumulo del risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. con l'indennizzo di cui alla legge 210/92, da un lato, e quella relativa alla conoscenza da parte della scienza medica dei test atti ad individuare i virus dell'HIV e dell'epatite B e C, dall'altro.

Bene, passiamo ad esaminare il primo problema:

3. Rapporti tra l’azione risarcitoria e l’indennizzo ex legge n. 210/1992

3.1. Il contrasto giurisprudenziale del Tribunale di Roma.

Innanzi tutto, perché soffermarsi in modo specifico su questo argomento? Perché il contrasto giurisprudenziale è così avvertito che, addirittura, vi sono all'interno della medesima sezione del Tribunale di Roma due diverse ed inconciliabili orientamenti: il primo, favorevole al cumulo fra l'indennizzo e risarcimento, propende per la liquidazione del danno ex art. 2043 c.c. senza tenere in considerazione la somma corrisposta al soggetto leso a titolo di solidarietà sociale in virtù della l. 210/92; il secondo, invece, contrario al cumulo, opera una compensazione fra le somme liquidate e liquidande dal Ministero a titolo di indennizzo, calcolate - con proiezione statistica - sulla base della presumibile vita dell'avente diritto e le somme liquidate a titolo di risarcimento del danno.

3.2. Differente natura e funzione dell'indennizzo di cui alla legge 210/92 rispetto al risarcimento del danno.

A mio avviso deve senz'altro preferirsi il primo orientamento per una serie di motivi che proverò ad indicare succintamente.

In primo luogo, va sottolineato che il principio della piena compatibilità fra il sistema generale di sicurezza sociale posto per i rischi connessi alla malattia post-trasfusionali e l'azione ordinaria di risarcimento del danno, è stato ribadito più volte dalla Corte Costituzionale (cfr. c. cost. 118/96; c. cost. 27/98; c. cost. 226/00 e c. cost. 423/00).

In particolare, il giudice delle leggi con la sentenza n. 429 del 2000 non ha mancato di chiarire che "la disciplina della l. 210/92 opera su un piano diverso da quello su cui si colloca quella civilistica in tema di risarcimento del danno (...) poiché la responsabilità civile presuppone un rapporto fra fatto illecito e danno risarcibile e configura quest'ultimo, quanto alla sua entità, in relazione a fattispecie concrete, valutabili caso per caso dal giudice, mentre il diritto all'indennità sorge per il sol fatto del danno irreversibile".

Come è stato ribadito anche da una recente decisone di merito (cfr. Trib. Roma 26877/04) nel sistema di protezione sociale la determinazione del quantum dell'indennizzo è rimessa alla discrezionalità del legislatore e costituisce "una misura economica di sostegno aggiuntiva" a carico della collettività che risponde all'esigenza costituzionale che la comunità sia solidale con chi versa in gravi difficoltà. Diversamente, come afferma la costante giurisprudenza di legittimità, "la tutela risarcitoria del danno biologico costituisce la restituzione compensativa, per equivalente, del pregiudizio non patrimoniale determinato equitativamente attraverso la monetizzazione dell'equivalente patrimoniale del valore umano irrimediabilmente perduto (cfr. Cass. n. 2008/93).

Il principale argomento a favore sulla tesi della non cumulabilità tra il diritto all’indennizzo previsto dalla legge n. 210/92 e quello più generale al risarcimento del danno, viene fondata sull’analogia di finalità apparentemente rinvenibile nelle due attribuzioni patrimoniali.

Alcune sentenze di merito (cfr. Trib. Roma 8 gennaio 2003 , n. .............), nonché parte della dottrina (cfr, Izzo, in Danno e responsabilità n. 11/2001, pag. 1083 e ss.) sostengono, infatti, che l’indennizzo potrebbe di fatto ristorare il danno in misura integrale o, addirittura, maggiore; e che verificandosi tale ultima ipotesi dovrebbe escludersi che sussista un danno risarcibile.

Tale assunto appare non omologabile posto che vari argomenti conducono in modo evidente nella opposta direzione. Vediamoli partitamente.

In primo luogo, deve sottolinearsi che l’effetto “compensativo” delle due attribuzioni è escluso in radice proprio dalla differente natura giuridica dei due istituti cui esse rispettivamente mettono capo. Come è stato infatti efficacemente posto in luce da dottrina e giurisprudenza, si deve negare l’applicazione dell’istituto della compensatio lucri cum damno ogni qual volta diversi siano effettivamente i titoli che danno luogo ad un’apparente duplicazione del beneficio derivante da un medesimo accadimento.

Illuminante, sul punto, l’insegnamento della Suprema Corte, secondo cui “perché possa applicarsi il principio della compensatio lucri cum damno è necessario che il vantaggio economico sia arrecato direttamente dal medesimo fatto concreto che ha prodotto il danno. Ne consegue che dall’importo liquidato a titolo di risarcimento del danno alla persona (patrimoniale o biologico) non può essere detratto quanto già percepito dal danneggiato a titolo di pensione di inabilità o di reversibilità, oppure a titolo di assegni, di equo indennizzo, o di qualsiasi altra speciale erogazione connessa alla morte od all’invalidità: tali erogazioni infatti si fondano su un titolo diverso rispetto all’atto illecito, e non hanno finalità risarcitorie” (Cass. 18 novembre 1997, n. 11440).

In secondo luogo, non convince il richiamo alla dottrina fautrice della c.d. “teoria dello scomputo”.

Se infatti va tenuto (come del resto si deve tener) conto dell’insegnamento dottrinario, non può non considerarsi che proprio un autorevole Autore ha escluso la decurtabilità del quantum determinato a titolo di risarcimento, con l’entità degli altri vantaggi patrimoniali conseguiti dal creditore della prestazione risarcitoria, in merito ai quali il fatto (e l’evento) dannoso (rectius l’illiceità di esso, in termini di riconducibilità a colpa di colui che lo ha provocato) si presenti solo come mera occasione del sorgere di tali vantaggi, e non come condizione a che essi vengano accordati (cfr. Bianca, Diritto civile, 5, Milano 2001, pagg. 150 e ss.).

E’ pacifico che l’indennizzo ex legge n. 210/92 costituisca il frutto di una scelta discrezionale del legislatore, svincolata da ogni implicazione in ordine allo stato soggettivo; tant’è che il nesso di causalità accertato dalle Commissioni Medico Ospedaliere, ai sensi dell’art. 5 della legge n. 210/1992, comporta il diritto dell’interessato alla percezione dell’indennizzo a prescindere dall’elemento psicologico all’origine del fatto produttivo di danno.

Ma è ancora la medesima Suprema Corte a confortare tale conclusione, affermando che “la compensatio lucri cum damno postula che il pregiudizio e l’incremento patrimoniale discendano entrambi, con rapporto diretto ed immediato, dallo stesso fatto; il che non si verifica quando, a seguito della morte della persona offesa, ai congiunti superstiti, aventi diritto al risarcimento del danno, sia stata concessa una pensione, la quale trae la sua fonte da un titolo indipendente dal fatto illecito, mentre l’evento morte rappresenta soltanto la condizione perché esso spieghi la sua efficacia” (Cass. 21 agosto 1996, n. 7694).

Un siffatto principio diviene, poi, addirittura consolidato alla stregua di ius receptum, atteso che ancor più di recente il Supremo Collegio così si è espresso nella sentenza n. 31 maggio 2003, n. 8828: “(…) con l’unico mezzo, la ricorrente, denunciando violazione di norme di diritto (artt. 2056 e 1226 c.c.; art. 2043 c.c.; artt. 315, 433, 230-bis c.c.; artt. 29, 30 e 32 Cost.) ed omessa motivazione, censura il mancato riconoscimento del risarcimento del danno patrimoniale subito dalla (…) in conseguenza della morte del marito. Il motivo è fondato. Il totale diniego della sussistenza di un danno patrimoniale subito dalla vedova per la morte del marito è stato motivato dalla corte d’appello sulla base di due argomentazioni: a) la vedova ha perduto la quota di reddito che il marito le riservava, ma ha acquisito la pensione di reversibilità; b) manca la prova che il marito, elettricista pensionato, svolgesse in proprio dei piccoli lavori di tale qualità. Il primo argomento è errato, in quanto applica il principio della compensatio lucri cum damno. Ma tale ipotesi non si configura quando, a seguito della morte della persona offesa, alla vedova sia stata concessa una pensione di reversibilità, poiché tale erogazione si fonda su un titolo diverso rispetto all’atto illecito (sentenze n. 1140/97; 1347/98; 10291/01)”.

Insomma, il legislatore, attraverso l’indennizzo di cui alla legge 210/92, “che non ha natura risarcitoria, ma puramente assistenziale, intende soltanto realizzare una forma di solidarietà sociale senza precludere al beneficiario il diritto di promuovere nei confronti della P.A. un’azione risarcitoria, volta ad ottenere l’integrale risarcimento dei danni sofferti in conseguenza del contagio” (così Carbone, in Corriere giuridico, 2001, 9, pag. 1209, a commento di Trib. Roma, 14 giugno 2001).

Coloro che sono fautori della non cumulabilità fra indennizzo e risarcimento finiscono per attribuire natura "sostanzialmente risarcitoria" all'indennizzo di cui alla legge 210/92. Ora, prescindendo per un momento dalla radicale differenza di natura e funzione dei due istituti, sopra tratteggiata, non si può attribuire all'indennizzo di cui alla l. 210/92 natura "sostanzialmente risarcitoria" posto che, fra l'altro, la legge medesima prevede la reversibilità solo a favore di alcuni soggetti (il coniuge ed i genitori) e non anche a favore di tutti gli eredi; non solo, ma prevede la reversibilità soltanto per un periodo limitato (15 anni).

3.3. Espressa previsione del cumulo all’art. 1 della legge n. 238/1997.

Al di la della corretta applicazione dei principi generali, qual è quella propugnata dalla costante giurisprudenza della Suprema Corte di cui sopra s’è dato conto, non può trascurarsi come l’art. 1 della legge 25 luglio 1997, n. 238 preveda espressamente la cumulabilità dell’indennizzo di cui all’art. 1 della legge n. 210/1992 “con ogni altro emolumento a qualsiasi titolo percepito”.

E’ sin troppo evidente come già tale dato escluda ogni sorta di compensabilità tra le varie poste attive dovute al richiedente, come invece si pretenderebbe da parte di alcune pronunzie di merito, già richiamate.

Sul punto, a fronte dell’evidenza che traspare dall’intento del legislatore di ammettere espressamente il cumulo, la giurisprudenza contraria al cumulo tra le due provvidenze (indennizzo e risarcimento) è costretta ad una forzatura lessicale in merito all’accezione del termine “emolumento”.

Secondo Trib. Roma, 8 gennaio 2003 (in Foro It. 2003, 622), infatti, «per ritenere che tra gli altri emolumenti (espressione questa che, del resto, evoca pagamenti aventi natura di corrispettivo nell’ambito di rapporti diversi da quelli che sorgono da fatti illeciti) rientri anche il risarcimento integrale dovuto per lo stesso evento dannoso, infatti, si dovrebbe ammettere che il legislatore abbia voluto riconoscere al danneggiato sia l’indennizzo che il risarcimento (entrambi in misura piena) anche nel caso in cui tenuto a corrisponderli sia lo stesso soggetto (Ministro della salute). Ma ciò è difficile credere, essendo invece ragionevole ritenere che l’affermato cumulo acquisti contenuto con riferimento, soprattutto, agli altri emolumenti “di natura propriamente assistenziale in ipotesi dovuti anche in ragione dell’inabilità al lavoro derivante dal danno subito in conseguenza del trattamento sanitario” (v. Corte cost. n. 27/1998 e Cass. 13923/2000)».

Tale argomentare non si condivide, sembrando per alcuni versi arbitrario, per altri contraddittorio:

arbitrario, in quanto, senza alcun riscontro oggettivo forza oltremodo il dato normativo, che al contrario avrebbe dovuto espressamente limitare i rimedi a disposizione dell’interessato volti ad ottenere provvidenze economiche ulteriori rispetto all’indennizzo, quando invece ha ammesso in via indiscriminata il predetto cumulo;
contraddittorio, dal momento che sia pur sostenendo l’illegittimità di più attribuzioni patrimoniali originanti dal medesimo fatto illecito (considerandoli alla stregua di “ingiustificato arricchimento”), ritiene al contrario possibile la “convivenza” tra più benefici previdenziali a copertura del medesimo evento. Il che, se da un lato collide con l’insegnamento della giurisprudenza di legittimità sopra riportato, che ritiene applicabile l’istituto della compensatio lucri cum damno proprio quando i benefici derivino dallo stesso titolo (in tal caso previdenziale – assistenziale), dall’altro lato, nell’ammettere più provvidenze per lo stesso fatto illecito, a maggior ragione non spiega perché si debbano escludere anche e soprattutto quelle di natura risarcitoria.
3.4. L'arbitrarietà della teoria della compensatio.

L'esclusione della possibilità del cumulo fra risarcimento del danno e indennizzo si ridurrebbe ad una compensazione fra somme già liquidate dal Ministero e somme addirittura da liquidarsi, secondo una discutibile proiezione statistica in base alla presumibile durata di vita dell'avente diritto, da un lato, e somme da liquidare a titolo di risarcimento del danno.

In tal caso si attuerebbe una sorta di compensatio lucri cum damno che, invece, secondo l'insegnamento della Cassazione può trovare applicazione solo nei casi in cui il vantaggio economico sia recato al soggetto danneggiato dal medesimo fatto concreto che ha prodotto il danno e non anche nei casi in cui le concorrenti erogazioni si fondano su un titolo diverso, rispetto all'atto illecito e non hanno finalità risarcitorie (cfr. Cass. 18 nov. 1967 n. 11440; Cass. 21 agosto 1996 n. 7694 e Cass. 1 luglio 1994 n. 6228).

Orbene, intanto tale finalità riparatoria potrà dirsi attuata in quanto l’entità del risarcimento per equivalente costituisca un quid idoneo quantomeno a rappresentare un vantaggio economico immediatamente ed efficacemente fruibile dal soggetto leso in tutte le sue potenziali utilità di sfruttamento (investimenti, ecc.). Una funzione, quest’ultima, cui certamente non può supplire l’indennizzo ex legge n. 210/1992, essendo quest’ultimo erogabile unicamente in ratei mensili, e non - come scelta alternativa rimessa al beneficiario - in un’unica soluzione, capitalizzandone cioè il valore in ragione della (presumibile) vita del beneficiario stesso. Ratei la cui entità (di solito non più di € 600,00 mensili) sicuramente non consente alcuna efficace iniziativa di investimento economico.

Ne consegue che pretendere di decurtare il quantum del risarcimento con il predetto indennizzo, equivale ad operare un’illegittima compensazione tra una provvidenza attuale, quale certamente è il risarcimento, con una futura ed incerta, qual’è appunto l’indennizzo ex legge n. 210/1992, non essendo certo (risultando anzi assolutamente improbabile, attesa la naturale ingravescenza di questo tipo di patologie ed il loro possibile evolversi infausto) che il soggetto cui detto indennizzo spetta viva per l’intero periodo per cui ne è stata stimata la corresponsione. Ciò che si traduce in un’alea a carico del soggetto leso, e correlativamente in un ingiusto vantaggio per il soggetto responsabile, venendosi così a svilire la ratio stessa del risarcimento per equivalente.

4. La colpa dell’amministrazione in ragione delle conoscenze medico-scientifiche

Il secondo argomento su cui, come anticipato, intendo soffermare la mia attenzione è quello della conoscenza da parte della scienza medica di test atti ad individuare i virus dell'HIV e dell'epatite B o C.

La questione nasce con la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 3242/2000 relativa al primo giudizio.

Secondo la Corte romana, per potersi configurare una colpa dell’amministrazione per aver omesso il controllo della diffusione, nelle strutture pubbliche, di sangue od emoderivati infetti, in tal modo favorendo l’insorgenza, nei soggetti assuntori di emoderivati ovvero nei politrasfusi, di patologie virali, sarebbe necessario accertare, per l’epoca del contagio, il grado di obiettiva conoscibilità del tipo di affezioni diffondibili attraverso il sangue infetto, nonché le modalità con cui la diffusione patogena avrebbe potuto essere efficacemente contrastata.

In un tale contesto, la Corte ha stabilito che la responsabilità della P.A., per i contagi da sangue e/o da emoderivati infetti, sussiste: dal 1978 per le infezioni da epatite B; dal 1985 per le infezioni da HIV; dal 1988 per le infezioni da epatite C.

Prima di tali date, secondo la Corte romana, era “notorio” che lo stato della scienza e conoscenza medica non consentiva l’individuazione dei tre virus suddetti, né – conseguentemente – la predisposizione delle opportune metodologie per inattivarli.

A tale decisione se ne sono succedute due, attraverso le quali il Tribunale di Roma prima (con la già menzionata sentenza 14 giugno 2001 n. 23097/01) e la medesima Corte d’appello capitolina (chiamata a pronunciarsi sul gravame interposto dal Ministero della salute nei confronti della pronunzia di cui sopra) poi, si sono discostate dalla illustrata tripartizione delle epoche da cui far decorrere, per ciascuno dei virus patogeni, la responsabilità ministeriale del relativo contagio.

In particolare, tali pronunzie hanno argomentato che, sin dai primi anni ’70, la letteratura medica aveva illustrato il pericolo della diffusione di patologie infettive epatiche a seguito degli omessi - o insufficienti - controlli sui donatori.

Ragion per cui, le affezioni derivanti dai predetti virus dovevano considerarsi quali danni, ancorché non prevedibili, comunque etiologicamente connessi al comportamento omissivo della P.A., e dunque risarcibili secondo le regole della responsabilità aquiliana (regole che, a differenza di quelle dettate in tema di illecito contrattuale, non limitano il risarcimento a carico dell’autore del fatto dannoso ai soli pregiudizi prevedibili al tempo in cui è sorta l’obbligazione risarcitoria, stante l’inapplicabilità dell’art. 1225 c.c., dovuta al mancato richiamo ad opera dell’art. 2056 c.c.). La non prevedibilità, peraltro deve circoscriversi all’identificazione specifica del singolo ceppo infettivo; era, ad esempio, conosciuta l’esistenza della epatite “non A non B”, successivamente catalogata come “epatite C”. Ciò vuol dire che, conseguentemente, anche prima dell’epoca della raggiunta piena consapevolezza delle caratteristiche del virus in parola (epoca databile al 1988, secondo la sentenza della Corte d’appello di Roma del 23 ottobre 2000), in medicina era conosciuto (e comunque poteva ragionevolmente ipotizzarsi) il pericolo di diffusione, attraverso sangue privo del controllo “a monte” del relativo donatore, del virus dell’epatite c.d. “non A non B”.

D’altro canto, che sin dagli anni ’70 fosse noto il pericolo di cui sopra è dimostrato dai molteplici studi e dalle pubblicazioni sulla specifica materia delle infezioni da sangue infetto (cfr., ex plurimis, FRANCIS D.P., MAYNARD J.E., The trasmission and Outcome of Hepatitis A, B, and Non A-Non B, Epidemiologic Review, 1979, 1-17).

Non solo. Nei primi anni ’80 tale pericolo risultava, per così dire, “conclamato” attraverso numerose raccomandazioni del Consiglio d’Europa sulla prevenzione della diffusione di patologie del sangue provocate da agenti virali, trasmesse mediante trasfusione di sangue proveniente da donatori infetti.

Tali raccomandazioni (promananti da un organismo sopranazionale indubbiamente di alto prestigio, il cui scopo, secondo l’art. 1 dello Statuto sottoscritto a Londra il 5 maggio 1949, è quello di “conseguire una più stretta unione tra i suoi Membri per salvaguardare e promuovere gli ideali e i principi che costituiscono il loro comune patrimonio e di favorire il loro progresso economico e sociale”), in particolare, vennero adottate, rispettivamente il 30 aprile 1980 (n. 80-5), l’11 settembre 1981 (n. 81-14) e 23 giugno 1983 (n. 83-8).

Orbene, nel prefigurare le possibili conseguenze di una diffusione incontrollata del materiale sanguigno (sangue ed emoderivati), l’ultima raccomandazione tra quelle or ora citate, nella propria appendice, denuncia espressamente il rischio di diffusione di epatiti, insieme ad altre patologie quali la malaria, la sifilide, ecc.

Circa, poi, l’enucleazione dei mezzi di prevenzione, atti a scongiurare il diffondersi di tali epidemie infettive, il Consiglio d’Europa prevedeva quello del raggiungimento dell’autosufficienza nazionale nella produzione dei prodotti dei fattori della coagulazione da donatori volontari non retribuiti, evitando, per converso, l’importazione del plasma, del sangue e dei prodotti dei fattori della coagulazione dai paesi con popolazione ad alto rischio e dai donatori pagati.

In pratica, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, con la Raccomandazione n. 83-8, adottata il 23 giugno 1983, altro non fece che sollecitare gli Stati destinatari all’adozione di efficaci “piani sangue”. Il che, in Italia, avvenne soltanto con la l. 4 maggio 1990, n. 107, peraltro attuata addirittura nel 1994.

Sotto altra prospettiva, va segnalato, inoltre, come fosse “culturalmente” noto tra gli operatori del settore, che un elevato valore delle transaminasi andava visto con attenzione perché chiaramente orientativo di epatopatia.

Tanto che al paragrafo F della circolare n. 50 del 28.3.1966, nonché nell’ambito del DPR 24 agosto 1971 si faceva esplicita menzione della necessità della prevenzione dell’epatite post-trasfusionale da HCV, allora chiamata, per diagnosi di esclusione, non-A, non-B, attraverso un puntuale screening degli aspiranti donatori, volto ad escludere coloro che, a seguito di tali controlli, avessero riportato valori delle transaminasi ALT elevati; valori che costituivano indici di un’affezione epatica in atto.

Da ultimo, in linea con l’orientamento inaugurato dalla sentenza del 14 giugno 2001 n. 23097/01, che - come detto - non ha omologato la fissazione dei limiti temporali alla responsabilità della P.A., stabilita dalla Corte d’appello di Roma -, deve farsi menzione della recentissima sentenza del medesimo Tribunale di Roma n. 18523/2005 del 29 agosto 2005.

La peculiarità della pronuncia in parola sta nell’essersi il giudicante volutamente discostato dall’opinione espressa dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 11609/2005 del 21 maggio 2005, che aveva, nelle more, deciso il ricorso proposto tanto dai soggetti privati, quanto dalla medesima P.A. nei confronti della pronunzia della Corte d’appello di Roma n. 3242/2000.

La Suprema Corte, infatti, aveva omologato il discrimen temporale della Corte romana, rigettando la censura sollevata dai soggetti la cui domanda era stata respinta per l’esser stata la rispettiva infezione contratta prima delle epoche a partire dalle quali sarebbe potuta configurarsi una responsabilità della P.A.

Secondo il Supremo Collegio, finché non erano conosciuti dalla scienza i virus HIV, HCV e HBV, ed i rispettivi test di identificazione, mancherebbe il nesso causale tra la condotta omissiva del Ministero e l’evento lesivo, dal momento che il nesso di causalità giuridica (intesa come criterio di imputazione delle conseguenze risarcitorie dell’illecito) assumerebbe un rilievo quando le conseguenze dell’omissione “non appaiono del tutto inverosimili”. Ne conseguirebbe che “allorché si va a determinare il contenuto concreto della condotta genericamente dovuta, ma omessa, ciò va necessariamente correlato alla prevedibilità del danno che il Ministero avrebbe dovuto evitare”.

Ebbene, secondo l’ultima pronuncia del Tribunale di Roma, l’evento dannoso è, al contrario, unico e sempre il medesimo: la lesione dell’integrità psico-fisica del soggetto sottoposto al trattamento sanitario.

L’omissione dell’Amministrazione ha infatti reso possibile il determinarsi di siffatte lesioni a prescindere dalla specifica identità con cui esse si sono successivamente esplicate. Quel che invero conta, ancora una volta, è che i singoli virus sono stati contratti con le medesime modalità delle quali ben si conoscevano i connessi rischi lesivi: attraverso, cioè, l’inoculazione di sangue o di materiale ematico proveniente da soggetti non sottoposti agli specifici screening di idoneità prescritti dalle circolari risalenti, come visto più sopra, addirittura alla metà degli anni ’60 dello scorso secolo.

Correttamente, dunque, la recentissima sentenza del Tribunale di Roma n. 18523/05 ha disatteso le argomentazioni svolte dalla Cassazione e concluso per il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno da parte del Ministero della Salute a favore di tutti i soggetti lesi che avevano contratto i virus a far data dagli anni '72-'74.


COMMENTO SPOSTATO

carmela ha detto...

Ciao agli amici del blog, perchè non postate quì se dall'altra parte non ci riuscite? speriamo che qualcuno lo legga, ciao a tutti e ancora auguri di feste fatte.

Anonimo ha detto...

E' vero, Carmela hai ragione. Grazie per l'illuminante indicazione e buon anno nuovo a tutti.

A presto, speriamo con buone novità!

Tony.

Anonimo ha detto...

denj

eccovi, quà, vi hò trovato.......e intanto le sigarette sono aumentate.........e intanto il CODACONS, per chi vuole intentare causa risarcimento, con una semplice iscrizione di 32 euro ed il primo consulto gratuito, applica la CLASS-ACTION(?) azione collettiva per parlare come si mangia che il governo hà messo in finanziaria.
Detto qusto, vi rinnovo gli auguri di un'anno positivo sotto tutti gli aspetti, fisici, morali e perchè no, pure finanziari.
mandi,mandi.

Anonimo ha detto...

ciao a tutti sono rocco e meglio di qua se vogliamo sentirci o in chat chat chat chat chat
buon anno a tutti

Anonimo ha detto...

E' parecchio tempo che non si sente massimiliano conforti.Credo che lui possa avere notizie più attendibili e recenti, senza nulla togliere a quelle che già abbiamo.

Anonimo ha detto...

per i vaccinati: sul sito www.condav.it ho trovato questi due verbali, vedete un pò se vi possono tornare utili

1) Tavolo Trattative Ministero Salu
Tavolo Trattative Ministero Salute
modifiche Leggi 210/92 e 229/05
Incontro del 10 maggio 2007
Il giorno 10 del mese di maggio dell'anno 2007 alle ore 14,30, in Lungotevere Ripa n.
1, presso il Ministero della Salute, su richiesta del Sottosegretario alla Salute Prof. Antonio
Gaglione, allo scopo di discutere eventuali modifiche da apportare alle Leggi n. 210/92 e
229/05, è avvenuto il secondo incontro con i rappresentanti delle Associazioni delle persone
Danneggiate da Vaccino.
Il Sottosegretario Gaglione, dopo aver salutato gli intervenuti ed aver chiesto a
tutti una fattiva collaborazione, ha lasciato la riunione sostituito dal Direttore Generale del
Ministero della Salute, Dott. Filippo Palumbo.
Il Dott. Filippo Palumbo, avendo preso atto dell’impossibilità di ottenere dalle
Associazioni dei Danneggiati da Vaccino, la stesura di un Documento Unico contente le
richieste di modifica L.210/92 e 229/05, ha deciso di prendere visione di tutte le proposte
giunte all’attenzione del Ministro della Salute.
La discussione è iniziata con la lettura del Documento presentato dal sig. Giorgio Tremante,
contenente 32 proposte, molte delle quali presenti anche nei documenti elaborati dal Condav
e dal Cogedav, avendo queste ultime precedentemente provveduto ad inviarle allo stesso.
Durante la lettura il numero delle richieste è stato ridottol nel seguente modo:
Punto 1 Abolizione dei termini presentazione domanda L.210/92. Al suo interno si
sono riassunte le richieste presentate dal Condav e dal Documento Tremante:
Ø DOCUMENTO TREMANTE ai punti:
1 - Abolizione definitiva dei termini decadenziali per la presentazione di
domande di indennizzo ex legge 210/92;
2 - Accoglimento dei ricorsi presentati contro la dichiarazione di intempestività
delle domande di indennizzo per danni da vaccinazione obbligatoria e non
obbligatoria, per deceduti e sopravvissuti;
3 - Facoltà di riproporre la domanda per i danneggiati da vaccinazione,
esclusi per scadenza dei termini che abbiano già ottenuto l'accertamento del nesso
causale;
Ø DOCUMENTO CONDAV al punto n. 1 - Soppressione dei termini per
l’ottenimento dell’indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da vaccinazione e
somministrazione di emoderivati e Reintegrazione dei soggetti già riconosciuti
danneggiati dalle CMO, ma non indennizzati per aver presentato la domanda “in
modo intempestivo”, cioè fuori dai termini previsti dalla L.210/92.
Punto 2 Istituzione di due Tavoli di lavoro, di cui uno tecnico composto solo da medici
nominati dal Ministero della salute e dalle Associazioni e un altro composto da rappresentanti
nominati dal Ministero della salute e da rappresentanti delle Associazioni.
file:///C|/Documents%20and%20Settings/Administrator/Desktop/index.htm (1 di 8)22/07/2007 17.27.29
Tavolo Trattative Ministero Salu
Il primo Tavolo di lavoro verrà attivato per discutere e valutare le richieste contenute nei
Documenti presentati dalle Associazioni e che di seguito riportiamo.
Ø DOCUMENTO TREMANTE ai punti:
8 - Pluralità di patologie anche nel caso in cui la pluralità di esiti invalidanti derivi
dalla lesione del sistema nervoso centrale, e non solo nel caso di pluralità di malattie;
9 - Dovere e potere CMO riconoscimento Superinvalidità che andrà conferita ai
danneggiati da vaccinazione ove ne esistano i presupposti;
10 - Riesame medico-documentale per attribuzione Superinvalidità a chi
abbia subito danni al sistema nervoso centrale altamente invalidanti;
SUGGERIMENTO: Si potrebbe pensare ad un aggravamento che, nei casi più gravi,
permetta di accedere ad una “Superinvalidità”.
18 - Istituzione di un gruppo tecnico-scientifico per individuare e
pubblicare un elenco di patologie-psico fisiche conseguenti alle complicanze
da vaccinazioni
30 - Predisposizione di un documento da inviare alle CMO, in cui si tenga
conto delle patologie già riconosciute ed indennizzate, il tutto per evitare
trattamenti disparitari fra i soggetti danneggiati.
Ø DOCUMENTO CONDAV al punto 3 – (sovrapponibile al punto 30 del
Documento Tremante, essendo la stessa una delle richieste Condav inserite nello
stesso). Predisposizione di un documento da inviare alle CMO, in cui si tenga
conto delle patologie già riconosciute ed indennizzate, il tutto per evitare
trattamenti disparitari fra i soggetti danneggiati.
Ø DOCUMENTO COGEDAV al punto 4 - Uniformità di classificazione Tab. A
D.P.R. 834/81, da operarsi istituendo un gruppo tecnico-scientifico, coordinato da
esperti del mondo accademico, al fine di adottare parametri e linee guida da inoltrare
alle commissioni mediche per scongiurare fenomeni di ineguali valutazioni fra gli
stessi danneggiati da vaccino.
Il secondo Tavolo di Lavoro, invece, si occuperà delle seguenti richieste presentate
dalle Associazioni:
Ø DOCUMENTO TREMANTE ai punti:
4 - Preclusione per il Ministero della Salute di rivedere il giudizio positivo
espresso dalla CMO sul nesso di causalità tra vaccinazione e lesione, in sede di
ricorso gerarchico relativo a problemi di decadenza del diritto;
5 - Cambio legge 210/92 - Aumento da 30 a 120 giorni del termine per
presentare ricorso avverso giudizio CMO
6 - Cambio legge 210/92 - Aumento da 1 a 3 anni del termine per impugnare il
rigetto del ricorso al Ministro della Salute
22 - Derogare al principio della convivenza con l'incapace, ex art. 5 D.M. 6 ott.
2006, ai fini della erogabilità dell'indennizzo ai genitori e ritenere equivalente al
requisito della coabitazione quello del sostenere le spese di assistenza in Istituto. (DI
file:///C|/Documents%20and%20Settings/Administrator/Desktop/index.htm (2 di 8)22/07/2007 17.27.29
Tavolo Trattative Ministero Salu
DIFFICILE APPLICAZIONE)
23 - Indagine nazionale su reazioni avverse sa vaccino
24 - Corretta registrazione delle reazioni avverse da vaccino
25 - Istituzione protocollo operativo sulla prevenzione danni da vaccino
redatto da una commissione, o da un comitato tecnico ministeriale, dove siano
presenti i rappresentanti delle associazioni, per l'elaborazione di una protocollo
operativo finalizzato alla sicurezza della pratica vaccinale
26 - Linee guida nazionali per la sicurezza delle vaccinazioni, con la
collaborazione dei rappresentanti delle associazioni, cui le aziende sanitarie si
atterreranno per la completa informazione delle famiglie interessate sia sulle cautele
da adottare per la sicurezza delle vaccinazioni che sulle modalità di assistenza nel caso
di reazione avversa;
27 - Pubblicizzazione delle predette linee guida attraverso un opuscolo da
diffondere alle famiglie prima dell'inizio dei cicli di vaccinazione;
28 - Elaborazione di una normativa da porsi a tutela delle famiglie e dei
danneggiati da vaccinazione per la gestione degli indennizzi, nei casi di grave
invalidità o di necessità di ricovero, anche con riferimento all'eventuale necessità di
ricorrere ad un amministrazione di sostegno, ad un curatore, o ad un tutore.
Punto 3. Interpretazione art. 4 ex legge 229/05. Al suo interno sono state collocate le
seguenti richieste:
Ø DOCUMENTO TREMANTE ai punti:
13 - Erogazione dei benefici dell'art. 4 legge 229/2005, con decorrenza
dalla data della lesione, per lo stesso periodo temporale già liquidato per l'una
tantum dovuto in base alla legge 210/92, e senza abbattimenti per i primi dieci anni
anteriori alla data della domanda amministrativa ex legge 210/92;
15 - Chiarimento interpretativo affinché l'abbattimento al 50% previsto
dall'art. 4 L. 229/05 sia applicato soltanto per il periodo anteriore al decimo
anno, e non per i primi dieci anni anteriori alla data della domanda amministrativa;
19 - Disporre che le liquidazioni previste dall'art. 4 della legge 229 vengano
erogate, in primo luogo, a coloro che, alla data del 10 aprile 2007, non
abbiano ancora ottenuto la liquidazione dell'assegno mensile previsto dalla
stessa legge. (NON ACCETTATO)
20 - Quantificare le rate annuali previste dall'art. 4 della legge 229, per ora
individuate soltanto nel numero, prevedendo gli importi e la data di scadenza dei
singoli ratei
31 - Erogazione assegno Una tantum ex art. 4 L.229/05. Applicazione della
tabella di riconversione del 50% calcolato in relazione agli anni realmente intercorsi
tra il manifestarsi dell’evento dannoso e l’ottenimento dell’indennizzo stesso (comma
2), per un massimo di 10 annualità, come previsto dal comma 1 e come voluto dal
legislatore.
file:///C|/Documents%20and%20Settings/Administrator/Desktop/index.htm (3 di 8)22/07/2007 17.27.29
Tavolo Trattative Ministero Salu
Ø DOCUMENTO CONDAV
al punto 5 – (sovrapponibile al punto 31 del Documento Tremante, essendo la stessa
una delle richieste Condav inserite nello stesso) Erogazione assegno Una tantum
ex art. 4 L.229/05. Applicazione della tabella di riconversione del 50% calcolato in
relazione agli anni realmente intercorsi tra il manifestarsi dell’evento dannoso e
l’ottenimento dell’indennizzo stesso (comma 2), per un massimo di 10 annualità, come
previsto dal comma 1 e come voluto dal legislatore. Es:
o 40 anni di malattia al 50% = 20 anni per un massimo di 10 annualità
erogate per intero = 450.667,80
o 30 anni di malattia al 50% = 15 anni per un massimo di 10 annualità
erogate per intero = 450.667,80
o 16 anni di malattia al 50% = 8 anni erogati per intero = 360.534,24
o 8 anni di malattia al 50% = 4 anni erogati per intero = 180.267,12
o 4 anni di malattia al 50% = 2 anni erogati per intero = 90.133,56
E non come da interpretazione Commissione L. 229/05. Es:
o 40 anni di malattia in 1° categoria = 45.066,78 (1 annualità) : 50% =
22.533,39 X un massimo di 10 anni = 225.333,90
o 30 anni di malattia in 1° categoria = 45.066,78 (1 annualità) : 50% =
22.533,39 X un massimo di 10 anni = 225.333,90
o 16 anni di malattia anni in 1° categoria = 45.066,78 (1 annualità) : 50%
= 22.533,39 X un massimo di 10 anni = 225.333,90
o 8 anni di malattia anni in 1° categoria = 45.066,78 (1 annualità) : 50% =
22.533,39 X 8 anni = 180.267,12
o 4 anni di malattia anni in 1° categoria = 45.066,78 (1 annualità) : 50% =
22.533,39 X 4 anni = 90.133,56
Ø DOCUMENTO COGEDAV
al punto 2: Relativamente all’art. 4 (assegno una tantum aggiuntivo), ribadiamo
che lo spirito e le finalità della legge sono chiari e sanciti negli atti parlamentari che
hanno, per le diverse categorie, già differenziato gli importi in funzione della fascia di
gravità del danno e dell’età del soggetto. il “ titolare” dei benefici è il soggetto
danneggiato, come, peraltro, sancito anche dall’art. 5 comma 2 del decreto
ministeriale del 6 ottobre ’06, attuativo della legge; che le tabelle di” conversione al
50%” previste dalla legge per la determinazione delle annualità pregresse sono riferite
al solo periodo temporale; che necessita quantificare gli importi delle rate annuali
previste dall'art. 4 della legge 229 per ora individuate soltanto nel numero,
prevedendone anche la scadenza temporale .
Punto 4. Art. 1 ex legge 229/05 Al suo interno sono state inserite le seguenti richieste:
Ø DOCUMENTO TREMANTE
ai punti: 11 - Cambio legge. Individuazione normativa di un diverso fattore
di moltiplicazione dell'indennizzo previsto dall'art. 1 della legge 229/2005
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Tavolo Trattative Ministero Salu
scaglionato tra la prima e la quarta categoria, compensativo dell'ingiusto livellamento
finora applicato tra le prime 4 categorie (in assenza di attribuzione dell'assegno
aggiuntivo o della tabella E per pluralità e/o gravità di patologie); NON ACCETTATO
12 - Decorrenza dell'assegno ex art.1 Legge 229/2005 dalla data della
domanda ex legge 210/92; NON ACCETTATO
14 - Estensione dei benefici della legge 229/05 (indennizzi e una tantum) ai
danneggiati deceduti prima della sua entrata in vigore;
16 - Disposizione regolamentare che stabilisca che le liquidazioni degli
indennizzi previsti dall'art. 1 della legge 229/2005 e dal decreto Min. Salute 6
ottobre 2006 dovranno essere eseguite secondo il seguente criterio di preferenza:
a) L'aver ottenuto provvedimenti giudiziari di condanna al pagamento dei
benefici della legge 229/2005.
b) L'avere ottenuto il riconoscimento all'indennizzo della legge 210/92 in forza
di azione giudiziaria conclusa con sentenza, in base alla data della sentenza;
c) L'avere in corso azioni giudiziarie alla cui prosecuzione si deve rinunciare, in
forza del D.M. 6 ott 2006, in base alla data di iscrizione a ruolo del
procedimento.
d) L' essere titolare di un indennizzo per una patologia di maggiore gravità;
e) L'avere una maggiore età, con preferenza per chi ha famiglia a carico,
ovvero necessità di spese sanitarie o acquisti immobiliari urgenti, con onere di
documentazione. (NON ACCETTATO)
22 - Derogare al principio della convivenza con l'incapace, ex art. 5 D.M. 6 ott.
2006, ai fini della erogabilità dell'indennizzo ai genitori e ritenere equivalente al
requisito della coabitazione quello del sostenere le spese di assistenza in Istituto. DI
DIFFICILE ATTUAZIONE
32 - Proposta di modifica art. 1 comma 3 L.229/05 nella parte in cui cita:
“Qualora a causa della vaccinazione obbligatoria sia derivato il decesso...” con
“Qualora sia derivato il decesso, l’avente diritto che ha prestato assistenza prevalente
e continuativa....”. Limitare l’indennizzo solo ai familiari di coloro che sono deceduti a
causa della vaccinazione, sembra, oltre che molto limitativo, anche iniquo. Così
facendo, infatti, coloro che, per prestare l’assistenza hanno dovuto rinunciare al
lavoro, si ritroveranno in gravi difficoltà. Così facendo, inoltre, si vedrebbero ridurre in
modo esponenziale le cause intentate dai genitori per vedersi riconosciuto il danno
patrimoniale.
Ø DOCUMENTO CONDAV
ai punti 4: Reintegrazione dei danneggiati deceduti prima dell’entrata in
vigore alla legge. Il tutto per evitare di creare gravi discriminazioni fra danneggiati
deceduti, visto che, attualmente, la legge prevede solo l’indennizzo ai famigliari dei
deceduti dopo l’entrata in vigore della stessa.
6 - (sovrapponibile al punto 32 del Documento Tremante, essendo la stessa una delle
richieste Condav riportate nello stesso) Proposta di modifica art. 1 comma 3
L.229/05 nella parte in cui cita: “Qualora a causa della vaccinazione obbligatoria sia
derivato il decesso...” con “Qualora sia derivato il decesso, l’avente diritto ”.
Limitare l’indennizzo solo ai familiari di coloro che sono deceduti a causa della
vaccinazione, sembra, oltre che molto limitativo, anche iniquo. Così facendo, infatti,
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Tavolo Trattative Ministero Salu
coloro che, per prestare l’assistenza hanno dovuto rinunciare al lavoro, si ritroveranno
in gravi difficoltà. Così facendo, inoltre, si vedrebbero ridurre in modo esponenziale le
cause intentate dai genitori per vedersi riconosciuto il danno patrimoniale.
Suggerimento: mettere “Qualora sia derivato il decesso entro i 55 anni
(vedi speranza di vita) gli eredi avranno diritto....”
E, sempre nell’art. 1 comma 3, nella parte in cui cita: “Ai fini della presente legge
sono considerati aventi diritto nell'ordine i seguenti soggetti a carico: il
coniuge, i figli, i genitori, i fratelli minorenni, i fratelli maggiorenni inabili al
lavoro”, togliendo la dicitura “ a carico”. Questo, infatti, impedirebbe ai soggetti
“non a carico”, quindi alla maggior parte degli aventi diritto (essendo estremamente
raro che disabili gravi possano avere “a carico” i propri familiari), di avere accesso
all’eredità, causando l’istaurarsi di nuovi contenziosi giudiziari.
Punto 5. Rivalutazione ISTAT. Al suo interno sono state inserite le seguenti richieste:
Ø DOCUMENTO TREMANTE
al punto 21 - Già numerosi danneggiati hanno avuto riconosciuto dalla Magistratura il
diritto a percepire non solo l’adeguamento relativo all’indennizzo base (L. 210/92) ma
anche il legittimo diritto a percepire l’ulteriore indennizzo tenendo conto della
rivalutazione Istat. Per tanto anche per tutti i beneficiari della L. 229/95 dovrà essere
attribuita parità di trattamento economico.
Ø DOCUMENTO CONDAV
al punto 2 Rivalutazione dell’intero importo erogato mensilmente in base
alla legge 210/92 ai sensi dell’art. 2 comma 1 e 2, sulla base del tasso di inflazione
programmato.
Già varie sentenze sono state pronunciate in tal senso (vedi Sentenza della Suprema
Corte di Cassazione, Sez. lavoro, del 28/07/2005, n.15894, in cui si dispone
l’immediato riconoscimento ed erogazione della rivalutazione monetaria sulla
componente integrativa speciale di tutti i ratei d’indennizzo riscossi dagli aventi diritto
dall’anno 1992 in avanti.
Sentenze che hanno già visto alcuni aventi diritto, riscuotere le somme loro spettanti,
creando così una grave discriminazione fra gli stessi danneggiati.
Quindi, si chiede che i benefici di legge, ex art. 2, comma 2, L. 210/1992, vengano
erogati, previa loro corretta rivalutazione anche della componente integrativa
speciale”.
Questo eviterà l’instaurazione di azioni giudiziarie da parte degli aventi diritto, per
ottenere le somme loro spettanti e, quindi, ulteriori oneri a carico dall’amministrazione.
Ø DOCUMENTO COGEDAV
al punto 3. ISTAT e legge 229/05. Sono ormai anni che la giurisprudenza di merito
e da ultimo la stessa Corte di Cassazione hanno sancito che l’indennizzo ex lege
210/92 va rivalutato per intero. Sono anni che i danneggiati hanno chiesto in via
amministrativa l’adeguamento dell’importo. Sono anni che il Ministero elude queste
richieste. Pertanto si chiede di prevedere, come già più volte dettato dalla
Magistratura, che ai soggetti danneggiati sia riconosciuto il diritto a percepire tanto
l’adeguamento relativo all’indennizzo base ( L. 210/92) che l’ulteriore indennizzo
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Tavolo Trattative Ministero Salu
determinato tenendo conto della rivalutazione istat.
Proseguendo con la lettura del Documento Tremante abbiamo incontrato le seguenti
richieste:
Ø Punto n. 7 - Ricorso contro i provvedimenti di archiviazione delle ASL e
delle Regioni. Chiedere alla ASL la formalizzazione del provvedimento di
archiviazione e poi procedere al ricorso.
Ø Punto n. 17 - Riconoscere un equo indennizzo a chi non abbia finora
ottenuto alcun pagamento ai sensi della legge 229/2005, pur avendo
presentato regolare domanda entro il 25 dicembre 2005, ed essendo in possesso dei
requisiti di priorità (gravità, età, ecc.) in precedenza elencati e finora del tutto ignorati
dal Ministero ai fini della liquidazione. (NON ACCETTATO)
Ø 29 - Riconoscimento in capo alle associazioni, dotate di requisiti da
individuarsi, della funzione di patronato ai fini dell'assistenza amministrativa, legale
e medico-legale dei danneggiati da vaccinazione e delle loro famiglie.
Il dott. Palumbo consiglia di presentare una Proposta di Legge
Alla fine dell’incontro ci è stato assicurato che entro la prossima settimana allo staff del
dott. Maiorino si aggiungeranno 3 nuovi contabili e che l’art. 4 ex legge 229/05, sarà reso
esecutivo attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di un nuovo Decreto
applicativo. Prima di rendere il testo definitivo, sarà richiesto un incontro con le
associazioni.
Siamo inoltre stati informati che le decisioni sono da prendere entro il 30 giugno, ovvero
prima dell’uscita del DPF, per questo motivo è necessario quantificare la spesa che
apporterebbero le modifiche richieste. Ad ottobre, infatti, nella Finanziaria, bisogna
ottenere un accantonamento dei fondi necessari, trovare l’appoggio politico per inserire il
“Pacchetto di Proposte” e, infine, vigilare sull’accantonamento.
L’incontro, è terminato verso le ore 17.
All’incontro hanno partecipato:
Per il Ministero della Salute Dott. Filippo Palumbo – Direttore Generale
Dott.ssa Anna Grazia Asenzi – Responsabile L.210/92
Dott. Salvatore Maiorino – Responsabile L.229/05
Per le Associazioni ALV Giorgio Tremante
Avv. Meduri
AMEV Avv. Marcello Stanca – Presidente
Sig. Salvatore Mariella – Associato
COGEDAV Sig. Mariano Autiiero – presidente
Sig.ra Giuseppina Iemmolo – Associata
Sig.ra Anna De Caro – Associata
COMILVA Sig. Claudio Simion - Presidente
CONDAV Sig.ra Nadia Gatti – Presidente
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Tavolo Trattative Ministero Salu
Sig.ra Cinzia Bucciolotti – Consigliere
CORVELVA Sig. Ferdinando Donolato - Presidente
Avv. Laura Migliorini (anche rappresentante CONDAV)
I DELFINI Sig.ra Teresa Tosi - Presidente
Avv. Nannarone
Sabbioneta, 8 giugno 2007
Il Presidente
Nadia Gatti
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2) Tavolo Trattative Ministero Salu
Tavolo Trattative Ministero Salute
modifiche Leggi 210/92 e 229/05
Incontro del 20 giugno 2007
Il giorno 20 del mese di giugno dell'anno 2007 alle ore 15, in Lungotevere Ripa n. 1, presso il Ministero della
Salute, su richiesta del Sottosegretario alla Salute Prof. Antonio Gaglione, allo scopo di discutere eventuali modifiche
da apportare alle Leggi n. 210/92 e 229/05, è avvenuto il terzo incontro con i rappresentanti delle Associazioni delle
persone Danneggiate da Vaccino.
Il Direttore Generale del Ministero della Salute, Dott. Filippo Palumbo, dopo aver salutato i presenti, ha
illustrato la situazione riguardante l’erogazione dell’art. 4 L. 299/05 (Una Tantum).
Per prima cosa, ha informato i partecipanti che l’art. 4 sarà inviato all’interpretazione autentica della
Corte dei Conti, che deciderà quale interpretazione dovrà essere adottata, tra quelle fornite, sia dalla Commissione
L.229/05, che dalle Associazioni di riferimento, che da alcuni singoli individui.
.................
Il dott. Filippo Palumbo, ha proseguito spiegando come, nonostante il numero dei danneggiati aventi diritto
alla legge 229/05, sia di poco superiore a quello stimato (430 su 400), essendo la stragrande maggioranza di loro
“anziani”, il finanziamento previsto per la copertura della legge, risulti essere insufficiente. Per questo motivo, ha
informato che l’art. 4 (una tantum), sarà corrisposto in rate di importo crescente (spalmatura). In questo modo si
potrebbe riuscire ad erogare a tutti gli aventi diritto, le prime 2 rate maturate entro la fine dell’anno 2007.
Esempio:
Diritto maturato Una Tantum
225.000,000 suddivisi in 5 rate = 45.000,00 ogni anno.
Con la “spalmatura”, invece:
225.000,000 da suddividere in 5 anni = 1° anno 25.000,00 - 2° anno 35.000,00 – 3° anno 45.000,00 – 4°
anno 55.000,00 – 5° anno 65.000,00
La Presidente Condav Nadia Gatti, si è detta disponibile a valutare questa eventualità con i suoi associati e con
le altre associazioni.
Interrompendo la discussione in corso, è intervenuto il sig. Mariano Autiero, presidente COGEDAV, che ha
spostato l’attenzione dei presenti sulla rivalutazione ISTAT L.229/05, attualmente erogata.
A suo parere, infatti, l’attuale metodo di calcolo, che vede l’indennizzo art. 1 ex lege L.229/05, interamente
rivalutato ogni anno in base al tasso di inflazione programmata, non corrisponderebbe alla volontà espressa dal
legislatore, ma sarebbe frutto di un’arbitraria decisione adottata dalla Commissione L.229/05. Sempre secondo il suo
parere, poi, l’indennizzo art. 1 ex lege 229/05, andrebbe rivalutato annualmente in base agli indici ISTAT reali e non
in base al tasso di inflazione programmata.
Nel replicare a questa affermazione, il dott. Maiorino (responsabile L. 229/05), ha precisato che, sia il comma
4 art. 1 della L. 299/05 “....e' rivalutato annualmente in base alla variazione degli indici ISTAT.”, che il comma 4, art.
6 del Decreto applicativo L.229/05, disposto lo scorso autunno dal Ministro Livia Turco “L'indennizzo aggiuntivo
viene corrisposto mensilmente e posticipatamente ed e' interamente rivalutato ogni anno in base al tasso di
inflazione programmata.”, depongono a favore della correttezza dell’attuale applicazione della norma.
Riprendendo la parola, il Direttore Palumbo, ha spiegato che, viste le oggettive difficoltà finanziarie, gli eredi
dei deceduti “prima” dell’entrata in vigore della L. 229/05, saranno indennizzati diversamente da coloro che sono
deceduti “dopo”. Il previsto “assegno una tantum pari a 150.000 euro, da corrispondere in cinque rate annuali di
30.000 euro ciascuna” (previsto dal comma 3 dell’art. 1 ex lege 229/05), infatti, sarà erogato in dieci anni......
Questa interpretazione, ha provocato le proteste del sig. Giorgio Tremante e del sig. Salvatore Mariella. Il
primo ha giudicato inaccettabile il lasso di tempo (10 anni) in cui dovrebbe essere erogato l’indennizzo L.229/05,
mentre il secondo, ha trovato l’importo ( 150,000,00) troppo “riduttivo”, rispetto al danno subito, anche in base agli
anni di assistenza da lui prestati al figlio deceduto.
Secondo il sig. Mariella, infatti, non sarebbe giusto erogare a tutti gli aventi diritto, la stessa cifra senza tenere
conto degli anni di assistenza realmente prestata.
Il sig. Tremante, però, ha fatto notare al sig. Mariella, come questo “ulteriore indennizzo” non sia alternativo al
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Tavolo Trattative Ministero Salu
risarcimento, ma complementare.
La sig.ra Giuseppina Iemmolo associata del COGEDAV, è intervenuta chiedendo spiegazioni sul comunicato
apparso sul sito dell’AMEV, in data 25 maggio 2007 il quale informava che: “ Il Ministero della Salute, ricevuti i
numerosi decreti ingiuntivi emessi dai Tribunali di Firenze, Arezzo, Genova, Bologna, Mantova, Taranto, Roma, Milano,
Ancona, Macerata, ecc., ha comunicato di aver avviato le procedure di liquidazione relative a tutte le posizioni dei
soci AMEV ai quali saranno riconosciuti gli interessi per il ritardo e l'aumento dovuto a titolo di rivalutazione
(L.210/92) accertata con sentenza.”.
Ha risposto il dott. Maiorino, spiegando che, fino a quel momento, nessuna erogazione differenziata dell’art. 1
ex lege 229/05 era stata corrisposta, ma che, in ogni caso, i decreti ingiuntivi di pagamento non impugnati,
sarebbero sicuramente stati liquidati nel più breve tempo possibile.
A quel punto la sig.ra Gatti del CONDAV ha fatto notare che, così facendo, si verrà a creare una grave
discriminazione fra coloro a cui verrà rivalutato l’intero indennizzo ai sensi della L.210/92 e, di conseguenza, muterà
anche l’importo dell’art. 1 ex lege 229/05 e tutti gli altri danneggiati. Ha altresì informato il dott. Palumbo che,
nell’imminente futuro, anche gli associati CONDAV avrebbero compiuto i passi necessari per ottenere la rivalutazione
dell’intero importo L.210/92.
L’avv. Laura Migliorini, rappresentante CONDAV e CORVELVA, ha chiesto quali fossero le intenzioni del
Ministero riguardanti la riapertura dei termini di cui all’art. 2 comma 2, ex lege 210/92.
Il dott. Palumbo non ha saputo rispondere con chiarezza a questa domanda e ha spiegato che tutti gli
argomenti non concernenti il DPF sarebbero stati rimandati.
In allegato, troverete una domanda in cui, in via amministrativa, chiediamo l’aggiornamento ISTAT sull’intero
importo di cui al comma 2 art. 2, L.210/92.
L’incontro, è terminato verso le ore 17.
All’incontro hanno partecipato:
Per il Ministero della Salute Dott. Filippo Palumbo – Direttore Generale
Dott.ssa Monica Cecconi – Segreteria Ministro Turco
Dott. Salvatore Maiorino – Responsabile L.229/05
Per le Associazioni ALV Giorgio Tremante – Presidente
AMEV Avv. Marcello Stanca – Presidente
Sig. Salvatore Mariella – Associato
COGEDAV Sig. Mariano Autiiero – presidente
Sig.ra Giuseppina Iemmolo – Associata
Sig.ra Anna De Caro – Associata
CONDAV Sig.ra Nadia Gatti – Presidente
Sig. Tommaso Di Ciommo – Consigliere
CORVELVA Sig. Ferdinando Donolato – Presidente
Avv. Laura Migliorini (anche rappresentante CONDAV)
I DELFINI Sig.ra Teresa Tosi - Presidente
Avv. Nannarone
Sabbioneta, 27 luglio 2007
Il Presidente
Nadia Gatti
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Anonimo ha detto...

a

Anonimo ha detto...

si potrebbe scrivere qui?

Anonimo ha detto...

Bsera a tutti, okay allora utilizziamo questo spazio, nel frattempo che Dario ci dia l'okay su altro post.

Nicola.

Ps: datemi un cenno di vita, grz.

Anonimo ha detto...

funziona qst l'avevo scritto nel blog di un avvto, nn ricordo quale

aster

Anonimo ha detto...

infatti aster, su tuo consiglio ho scritto sul post. come sempre ci dai una mano. Ma hai letto i post relativi alla rivalutazione istat della 210?

Anonimo ha detto...

si, ma meno se ne parla e meglio è x tt!

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

oggi ho chiamato il MDS 06-59943135.
avendo in corso una causa previdenziale hò chiesto informazioni e così mi hà risposto.
Verranno pagati arretrati e rivalutazione indennizzo ISTAT non prima di febbraio marzo.
Mi ha detto che aspettano i soldi della prossima finanziaria.
Inoltre che essendo una causa di lavoro e non amministrativa non ci saranno avvocati o lamentele che tengano.

Anonimo ha detto...

Cosa dire, al peggio non c'è mai fine, vogliono farci sudare ogni euro che ci danno.

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

bene... ci mancava il coglione che pubblicizza il viagra!! Mavaacagarestronzooo
Dario cancella il post di 'sto cretino e anche questo!

Anonimo ha detto...

funziona l'altro 3D? io nn riesco ad entrarci e voi?

Anonimo ha detto...

Neanche io riesco ad entrarci, il blog che usavamo prima e ancora fuori uso.

Anonimo ha detto...

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rocco

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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